lunedì 3 Agosto, 2026
Italia Nostra: «Bacini artificiali, una moratoria»
di Consiglio direttivo di Italia Nostra
La lettera del consiglio direttivo: «In alta quota tanti interventi e foreste e pascoli distrutti per favorire lo sci»
Pubblichiamo l’intervento del Consiglio direttivo di Italia Nostra
Nuovi bacini artificiali in quota – realizzati per garantire enormi quote d’acqua per la neve artificiale da stendere sulle piste da sci e motivati anche come eventuali approvvigionamenti idrici per la protezione civile – imperversano da qualche anno, ma mai come in questo periodo sono evidenti gli stravolgimenti che comportano sui territori di alta montagna, dove vastissime aree forestali e pascoli montani vengono distrutti per fare spazio a enormi scavi, impermeabilizzazioni del suolo, getti in cemento armato, raccolta e convogliamento artificiale dell’acqua dove prima l’acqua permeava il terreno in modo naturale, asportazione di suoli delicati che impiegheranno millenni a ricostruirsi. Così privando l’ambiente di alta quota di interazioni con insetti, batteri e vegetazione minuta che hanno permesso nei secoli la pratica del pascolo pregiato (vedasi recenti studi Eurac).
Su questi progetti la Sezione trentina di Italia Nostra ha da sempre avviato iniziative di contrasto – collaborando spesso con altre associazioni, comitati e aggregazioni di liberi cittadini – per le ferite inferte al paesaggio e i pesanti interventi edilizi in zone molto delicate.
Negli ultimi tempi fortissima è stata l’opposizione al grande progetto della diga del Vanoi – un invaso con una capacità compresa tra i 20 e i 33 milioni di metri cubi d’acqua – proposto dal Consorzio di Bonifica del Brenta con l’iniziale appoggio dell’allora presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
Inoltre, solo per citare alcuni tra i casi di più semplici bacini di raccolta, abbiamo osteggiato:
– quello previsto alle Viote (invaso da 120.000 metri cubi proposto dal Comune di Trento – che non verrà realizzato grazie alle proteste delle associazioni ambientaliste di Asuc e della Circoscrizione – ma sostituito dall’ampliamento dell’attuale bacino di Mezzavia);
– a Folgaria (dove il previsto bacino di 280.000 metri cubi a Malga Melegna a Passo Coe, verrà rea-lizzato in posizione diversa: a Pioverna per gli impianti Passo Coe-Pioverna-Val delle Lanze);
– in Val di Non tra Salter e Romeno, dove si prevede di pompare l’acqua dal lago;
– a Molveno (66.000 metri cubi in località Pradel);
– a Madonna di Campiglio (200.000 metri cubi in località Montagnoli)
– in Val San Nicolò, Pian de L’ancora, 80.000 metri cubi;
– nell’area del Cermis, 60.000 metri cubi.
Attualmente sono in corso enormi sbancamenti di terreno per la realizzazione del bacino di raccolta d’acqua per l’innevamento delle piste di Pampeago, nel cuore del Latemar, vicino a Stava. Un progetto della società che gestisce gli impianti di risalita e le strutture sciistiche nell’area. (…)
A 2100 metri di altitudine, in località Caserina (Alpe Buson de la Caserina) in un paesaggio alpino incantato, le ruspe stanno sconvolgendo il suolo prezioso, formatosi mediante una millenaria sedimentazione degli elementi organici, batteri, microbi, insetti.
Visto da lontano l’intervento dimostra tutta la protervia di chi anche sulle alte quote va alla ricerca di un sempre maggiore profitto. Visto da vicino colpisce per lo sconvolgimento del delicatissimo ecosistema alpino.
In linea d’aria, nel versante che guarda su Predazzo, nel 2019 è già stato realizzato un bacino di raccolta acqua per l’innevamento artificiale a servizio degli impianti di risalita Latemar 2200, di 60.000 metri cubi, con lavori che hanno distrutto culturalmente lo storico sentiero geologico, di estrema importanza dal punto di vista minerario, scientifico, storico. Un sentiero identitario della Comunità di Predazzo. Il bacino, inoltre, ha distrutto in maniera irreversibile una delle rarissime morene glaciali che interessano un pascolo alpino, in località Tresca, che ricordiamo essere in prossimità del nodo numero 7 (Sciliar–Latemar) di Dolomiti Unesco, inserito nelle liste dei patrimoni naturali grazie a due specifici obiettivi da tutelare: geologia e paesaggio.
Le associazioni ambientaliste, lungi dall’assumere posizioni puramente ideologiche, sono tutte concordi nel pretendere un maggiore rispetto del territorio alpino e della sua economia agricola e pastorale, nel proporre interventi di salvaguardia, meno invasivi e squilibranti sull’ambiente, meno costosi e potenzialmente più utili per una riqualificazione di quegli ambiti.
Da notare che dal 2018 tali interventi sono supportati dal 90% di finanziamento provinciale, cioè vengono realizzati con soldi pubblici. Ma nei prossimi 25 anni è previsto un innalzamento della quota di affidabilità della neve (30 centimetri per 100 giorni): da 1.750 a 2.000 metri di altitudine.
È assurdo investire in attività che non potranno più avvalersi della materia prima: la neve, nemmeno di quella autoprodotta (artificialmente) perché non in grado di mantenersi al suolo a causa delle temperature che saranno sempre meno rigide.
In questa situazione Italia Nostra di Trento chiede all’amministrazione provinciale una presa di posizione urgente: adottare una moratoria di 5 anni, un fermo di tutti gli interventi relativi all’industria dello sci, per verificare quali impianti e quali bacini mantenere e quali smantellare.
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