Val di Sole
giovedì 30 Luglio, 2026
Dopo l’asina gravida uccisa dall’orso, arrivano anche i lupi: una pecora e una capra sbranate sul monte di San Bernardo
di Sergio Zanella
Un'altra predazione, stavolta in pieno giorno, subita dal pastore Andrea Mariotto: «I due cani da guardiania non bastano più, ne servirebbero il doppio ma non è fattibile»
Non c’è tregua per gli allevatori d’alta quota della Val di Sole. A pochi giorni dall’attacco di un orso che aveva costretto Andrea Mariotto a sopprimere una sua asina gravida gravemente ferita, ieri pomeriggio il pastore originario della Vallagarina ha rinvenuto le carcasse di una pecora e di una capra, predate dai lupi in pieno giorno durante il pascolamento.
Mariotto, affittuario delle malghe Zoccolo e Mandrie a monte del paese di San Bernardo, oltre i 1.800 metri di quota, vive per l’intera stagione d’alpeggio insieme alla compagna Sabrina e al loro gregge di circa 200 capi. Una realtà particolarmente impegnativa anche dal punto di vista logistico: le malghe non sono servite da strade forestali e l’ultimo tratto può essere percorso soltanto a piedi o con l’ausilio degli asini, utilizzati per trasportare viveri, recinzioni e tutto il materiale necessario alla permanenza in quota. La coppia adotta tutte le misure di prevenzione attualmente possibili. Durante la notte gli animali vengono sempre ricoverati nei pressi della baita all’interno di recinti elettrificati, protetti da reti e cani da guardiania. Di giorno, invece, il gregge viene lasciato pascolare liberamente, ma sempre sotto la sorveglianza diretta del pastore e di due cani maremmani.
È stato proprio durante il pascolo in un bosco d’alta quota che i lupi sono entrati in azione. «Non mi sono accorto di nulla – racconta Mariotto – Quando le pecore si sparpagliano nel bosco è impossibile controllarle una a una. Mi sono reso conto dell’attacco soltanto quando ho trovato gli animali già predati». Secondo l’allevatore, la presenza di due cani da guardiania non è più sufficiente in un contesto simile. «Per garantire una protezione efficace ne servirebbero almeno il doppio. Ma la montagna è di tutti: avere cinque o sei maremmani significherebbe aumentare notevolmente il rischio di problemi con escursionisti e turisti che frequentano questi sentieri». A questo si aggiunge un’importante difficoltà organizzativa. Alimentare un numero maggiore di cani richiederebbe il trasporto quotidiano in quota di circa dieci chilogrammi di crocchette, un’operazione complessa in una malga raggiungibile soltanto nell’ultimo tratto con gli asini.
Sul posto sono già intervenuti gli agenti del Corpo forestale per effettuare gli accertamenti e avviare l’iter per il riconoscimento degli indennizzi previsti. Ma, per Mariotto, il problema va ben oltre l’aspetto economico. «Non è una questione di contributi, è una questione di principio – afferma – Di notte facciamo tutto quello che ci viene chiesto: gli animali sono sempre ricoverati nei recinti elettrificati. Ma oltre i 2.000 metri è impensabile recintare continuamente i pascoli durante il giorno. Gli animali devono poter pascolare liberi, pur sotto la sorveglianza dei pastori e dei cani».
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