Italia
lunedì 20 Luglio, 2026
Bologna, 42enne muore durante un intervento della polizia. Indagini in corso
di Redazione
La questura: «Bodycam a disposizione dell'autorità giudiziaria». Un video ha ripreso i fatti
Nella giornata di ieri, domenica 19 luglio, il 42enne di origine marocchina Abderrahim Fakir è morto a Bologna nel quartiere Pilastro nel corso di un intervento di polizia. Le circostanze e le dinamiche sono ancora in fase di accertamento: un video mostra gli attimi dell’intervento, con i poliziotti che bloccano a terra l’uomo nel tentativo di ammanettarlo, mentre grida «Aiuto, basta», prima di smettere di divincolarsi e rimanere inerte a terra. Solo in seguito intervengono i soccorritori presenti.
La questura di Bologna precisa: «Gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza. È stato richiesto immediatamente anche l’ausilio del 118. Dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari, il soggetto è deceduto. Le riprese delle bodycam dei poliziotti intervenuti che hanno registrato le operazioni saranno messe immediatamente a disposizione dell’Autorità Giudiziaria».
Le reazioni
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e il presidente della regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, hanno commentato l’accaduto in una nota congiunta: «Siamo profondamente colpiti da quanto accaduto oggi al Pilastro. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari della persona deceduta e a tutta la comunità del quartiere, che sta vivendo ore di grande dolore e tensione. È fondamentale che venga fatta piena luce sui fatti. Confidiamo nel lavoro delle istituzioni competenti affinché ogni circostanza venga accertata con la massima rapidità, rigore e trasparenza».
A commento dei fatti anche il fratello della vittima: «Io ho visto i fatti, ho il video con i fatti, c’è poco da fare. Se chiede aiuto, vuol dire che sta male. Questo lui ha chiesto e, invece di venire aiutato, è stato ammanettato mani e piedi, con le gambe sopra il collo e gli hanno spruzzato spray al peperoncino in bocca. Credetemi, credetemi, non lo auguro a nessuno. È l’unico fratello che ho, me l’hanno portato via. Purtroppo, non è una morte degna».
Tante le reazioni da parte dei rappresentati politici. «Sto preparando un’interrogazione parlamentare per avere, dal Ministero dell’Interno, spiegazioni su quanto accaduto» ha scritto la senatrice Avs, Ilaria Cucchi su Facebook. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha commentato: «Attendiamo verifiche, ma l’intervento degli agenti è stato professionale», mentre Andrea De Maria, del Pd, ha affermato: «Ora deve essere fatta piena luce sui fatti. Massima fiducia nella Magistratura e nelle autorità competenti chiamate a mettere in atto tutti gli accertamenti necessari». «Sarà la magistratura ad accertare cosa sia accaduto e se vi siano responsabilità. Ma una cosa è certa: quando una persona è affidata allo Stato, lo Stato ha il dovere di proteggerne la vita e la dignità, sempre» queste le parole di Mariolina Castellone, senatrice del Movimento 5 Stelle. Intervenuta anche la Lega: «La morte di una persona è sempre un evento tragico, proprio per questo è doveroso accertare con rigore quanto accaduto, anche attraverso le Bodycam messe a disposizione dagli agenti, senza condanne pregiudiziali e preventive. Giù le mani dalla Polizia».
Reazione all’accaduto anche da parte di Amnesty International Italia: «Le immagini del fermo con esiti mortali di Abderrahim Fakir sono agghiaccianti e fanno tornare alla memoria altre manovre di immobilizzazione come quelle che costarono la vita a Riccardo Magherini nel 2014 e ad Andrea Soldi nel 2015» si legge in una nota «Auspichiamo che siano adottate tutte le iniziative per chiarire le circostanze di questo ennesimo caso di fermo mortale».
Il giorno dopo
La Procura della Repubblica di Bologna ha avviato un procedimento per chiarire le circostanze e le cause del decesso di Fakir: «Gli accertamenti riguarderanno l’intero sviluppo dei fatti e l’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario. Disposta l’iscrizione nel procedimento, in apposito Registro Mod. 45 bis, nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento». Sempre in una nota si legge che «La documentazione video circolata finora rappresenterebbe solo una parte della sequenza degli eventi oggetto dell’indagine. Gli inquirenti stanno acquisendo e analizzando ulteriori elementi per ricostruire tutte le fasi dell’intervento».
Intanto, nella serata di ieri, nel quartiere Pilastro è stato organizzato un presidio: i cori «Assassini, assassini» e «Giustizia, giustizia» si sono levati dalle decine di persone presenti.
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