L'incontro

venerdì 22 Maggio, 2026

Matteo Renzi a Trento e quel caffè con Campobase per una Casa Riformista. «Il governo Meloni è finito, uniamoci o perdiamo»

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L'ex premier punta a costruire il nuovo centro del campo largo

Dopo venti minuti di selfie con i fan, come una rock star, e un’infinità di interviste video in sala Depero alla fine del suo intervento al Festival, Matteo Renzi sta per uscire dal Palazzo della Provincia in compagnia dello staff locale di Italia Viva (Donatella Conzatti, Roberto Sani e Fabio Pipinato). Con loro anche il senatore di Campobase Pietro Patton, i consiglieri provinciali dello stesso partito Chiara Maule (segretaria), Francesco Valduga (capogruppo) e Roberto Stanchina. Sul pianerottolo l’ex rottamatore chiede a gran voce: «Dobbiamo fare a livello nazionale quello che avete fatto qui… Che anno era? Il 1998», era la prima coalizione Dellai di centrosinistra autonomista. Ottima memoria. «Era un’area riformista in cui nessuno si sente più protagonista degli altri. C’è una saletta per noi? Andiamo a prenderci un caffé?», dice rivolto ai suoi e a quelli di Campobase. La piccola pattuglia approda sul «sagrato» del Palazzo della Provincia quando Renzi incrocia un Maurizio Fugatti che procede spedito verso il Palazzo, lo riconosce e lo apostrofa: «Ehi pres! Guardaci, siamo qui a organizzare l’opposizione per vincere sia in Trentino che a Roma la prossima volta». Fugatti aggrotta il sopracciglio, abbozza un sorriso e tira dritto. Epilogo gustoso di un’ora scoppiettante, in cui Renzi ha sfoderato la solita verve istrionica rispondendo a mitraglia alle sollecitazioni del moderatore, il vicedirettore di Radio24 Sebastiano Barisoni.

Un’area riformista nel campo largo

Le riforme fatte, non fatte e da fare erano le tre portate principali del menù programmato. Più che un’intervista, un one man show in cui l’ex presidente del consiglio ha recitato a soggetto e il giornalista è stato una spalla perfetta per lanticipare la palla affinché Renzi la raccogliesse. «Non sono più il goleador, ma un mediano di spinta» ha detto di sé Renzi. Fuori dalla metafora calcistica, eloquente la battuta del fondatore di Italia Viva: «Se Italia Viva alle prossime elezioni prendesse il 51%…» Fa finta di guardarsi intorno smarrito e domanda: «Perché ridete?». Partito piccolo ma una gran voglia di incidere. Dal palco trentino Matteo Renzi ha lanciato l’area riformista all’interno del campo largo. Sviolinate (forse troppe) alla segretaria Schlein: per le elezioni del 2027 potrà essere candidato premier il segretario del partito che prende più voti, come Meloni nel centrodestra nel 2022… Oppure si fanno le primarie. La Salis (sindaca di Genova, ndr)? Può partecipare alle primarie o farsi il suo partito. e Schlein ce la può fare… Ha studiato all’estero, è stata vicepresidente di regione, parlamentare europeo e in Italia». Barisoni lo stoppa: «Sembra un abbraccio mortale, un bacio della morte questo alla segretaria Pd…». «No, affatto. La stimo. Quando ho fatto il Job’s act dal governo lei è uscita dal Pd. È stata coerente. Altri, invece, rimasti nel partito, mi hanno accoltellato».

Frecciate al governo Meloni

Istrionico, ironico, brioso, mattatore, Renzi, come sua abitudine, ha strappato applausi a scena aperta e non ha risparmiato frecciate velenose al governo Meloni. «Il ministro Urso? Basta si faccia un selfie e si è preso in giro da solo! Giorgetti? Ha sbagliato i conti e il golden power contro Unicredit». «Io e Meloni abbiamo perso il referendum costituzionale entrambi. Io volevo cambiare il paese e mi sono fatto da parte e non avevo nemmeno lo stipendio da parlamentare. Lei voleva marcare la distanza dalla magistratura e poi ha tolto di mezzo la Santanché…». Per Renzi il centro politico deve governare: «Stando nel centrodestra o nel centrosinistra come baricentro moderato». A Meloni poi, Renzi taglia le gambe: «Il governo Meloni è finito. Più aspetta per andare al voto più perde e pagherà le conseguenze della crisi di Hormuz che vedremo tra sei mesi. Se il centrosinistra si divide in centro, Pd e 5 Stelle, Avs, perdiamo e ci troviamo La Russa o un altro sovranista al Quirinale…».

Intese territoriali e l’asse con Campobase

Alla fine, quel caffè con Patton Valduga, Maule e Stanchina. Lo hanno preso all’Hotel America, seduti a un tavolo per quasi un’ora. Si scopre che l’incontro è stato organizzato dal senatore, che Campobase aveva già «prenotato» l’ex presidente per discutere assieme di Casa Riformista, all’interno di un percorso di confronto per aggregare quelle forze del centro che guardano a sinistra. Questa prospettiva, questo contenitore, piace anche ai discendenti della Margherita: «Non è una novità — ammette la segretaria del partito Chiara Maule — abbiamo iniziato nel marzo dello scorso anno un confronto proprio sul tema dell’area riformista che noi guardiamo con interesse a livello nazionale. Sia chiaro — precisa — che Campobase è un partito territoriale civico. E resteremo tali anche in una prospettiva di collegamento con una dimensione nazionale». Che poi, dice, «mica abbiamo interlocuzioni solo con Renzi, ma con tutto quello che si muove al centro del centrosinistra». Assicura che non si è parlato di «seggi e di elezioni», ma quelli di Campobase hanno apprezzato i complimenti: «Beh, quando ci viene detto che a livello nazionale servirebbe una forza come Campobase…».