Il caso
giovedì 19 Marzo, 2026
La cittadinanza onoraria a Mussolini (che il centrodestra non revoca) ora fa infuriare la Svp: «Il voto di Trento? Miseria politica»
di Donatello Baldo
Dura condanna di Bolzano dopo il voto di Palazzo Thun: «Mantenere il dittatore cittadino onorario è inaccettabile». Anche le opposizioni trentine all'attacco: «Proviamo vergogna per la città»
La decisione della minoranza di centrodestra di Palazzo Thun — con l’aggiunta del gruppo di Claudio Geat e Martina Margoni — di non votare a favore della revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, ha fatto discutere anche il Consiglio regionale. Toni duri da parte del centrosinistra trentino, durissimi da parte della Svp che va giù dura contro chi sta dalla parte di «un criminale» che ha fatto del male «all’Italia e anche al Sudtirolo».
Kompatscher indignato
Ieri, a margine della seduta del Consiglio regionale, il presidente della Regione Kompatscher non si è sottratto a un commento su quanto avvenuto nel capoluogo: «Voler mantenere un criminale come cittadino onorario è inspiegabile, imperdonabile e inaccettabile». A nome dell’intera Svp, sulla mancata revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini, interviene l’Obmann Dieter Steger: «Il fatto che non si sia riusciti a prendere una posizione chiara e inequivocabile su questa questione è un fatto allarmante. Ma anche una miseria politica sotto ogni punto di vista». E ancora più duramente: «Una parte della politica italiana continua ancora oggi ad avere difficoltà a prendere le distanze in modo coerente e credibile dal proprio passato fascista. Purtroppo non c’è nulla da minimizzare». La questione non è di metodo, come sostengono il centrodestra e Geat, ma politica: «Considerata l’elaborazione storica dei crimini del fascismo in Italia e ben oltre — dice Steger — dovrebbe essere fuori discussione quale dovrebbe essere l’esito di una votazione del genere». Per l’Obmann la valutazione è chiara: «Al di là di ogni logica di partito e di ogni tattica politica, deve essere una questione di coscienza respingere con chiarezza il fascismo in ogni sua forma. L’Italia è una repubblica democratica, fondata sui valori della libertà e della Costituzione. Ogni esitazione, ogni fuga e ogni relativizzazione sono quindi imperdonabili». Steger rivolge anche parole chiare a quelle forze che si sono impegnate per la revoca della cittadinanza onoraria: «Alle promotrici e ai promotori di questa iniziativa va la mia piena solidarietà. Spero che questo risultato della votazione non li scoraggi e che continuino il loro impegno con determinazione. Con la loro richiesta stanno chiaramente dalla parte giusta della storia».
Reprimenda bipartisan
Ieri in Consiglio regionale è tornato il tema di Clara Marchetto, questa volta per la proposta di intitolarle la sala di Rappresentanza in piazza Dante. Il voto è rinviato alla prossima seduta, ma è stata l’occasione per parlare di quanto successo in Consiglio comunale a Trento. Sven Knoll (Süd Tiroler Freiheit) ha detto di voler dare forza a questa mozione, appoggiandola, «ancora più all’indomani della vergognosa conferma della cittadinanza onoraria a Trento di Mussolini». Andreas Leiter Reber (Misto) osserva come «in Trentino si assista ad una revisione del periodo fascista, con una cittadinanza onoraria che rimane». E così Andrea de Bertolini (Pd): «Per quanto è accaduto in Consiglio comunale ho provato grande vergogna». Mentre Lucia Coppola (Verdi) ha espresso tutta la sua amarezza: Mi vergogno per la mia città. Tutto molto triste. Tragico direi. Anche Roberto Stanchina (Campobase) ha stigmatizzato quanto accaduto in Comune a Trento: «Si doveva ribadire quello che dice la Costituzione, ripudiare il fascismo».
Questioni tecniche
I quattro quinti del quorum per togliere la cittadinanza onoraria al duce non sono stati raggiunti anche grazie a GenerAzione Trento di Geat e Margoni, che però si giustificano: «Abbiamo espresso una posizione inequivocabile e nettissima sulla figura dell’uomo e sul fascismo», con l’astensione motivata «con argomenti che riguardavano il metodo, non il merito». Questi, in sintesi: la cittadinanza a Mussolini da mantenere «per fare i conti con il nostro passato. Per guardarlo in faccia. Conservarlo come monito».
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