Alta Valsugana

sabato 28 Febbraio, 2026

Accoltellamento al centro commerciale di Civezzano: l’aggressore condannato a 15 anni e 2 mesi

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Aveva perseguitato la vittima, un barista, nei giorni precedenti, la sentenza tiene conto anche dello stalking

Lo aveva aiutato ospitandolo e dandogli una mano in un momento di difficoltà. E per tutta risposta ha ricevuto una coltellata alle spalle mentre era in fila al supermercato, nel maggio di due anni fa, all’Orvea di Civezzano. Per un miracolo un barista di Caldonazzo non è morto così. Ora, per quell’efferata aggressione un cinquantenne di origine bresciana, Enrico Gibellini, è stato condannato dal Tribunale di Trento a 15 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a 5 anni di libertà vigilata, per tentato omicidio aggravato dagli atti persecutori e dalla premeditazione. La pm Maria Colpani aveva chiesto una condanna a 18 anni di carcere. La pesante condanna arriva dopo un processo molto lungo e a pochi mesi da una precedente condanna a quattro anni e mezzo di reclusione per stalking dell’uomo che se l’era presa con un altro amico che lo aveva ospitato prendendolo a forbiciate. Ora Gibellini, che è rinchiuso nel carcere di Vicenza dopo che a Spini di Gardolo aveva aggredito un altro detenuto e un agente di polizia penitenziaria dovrà scontare in tutto 19 anni di reclusione. L’uomo è stato sottoposto a varie perizie psichiatriche ed è stato ritenuto nel pieno delle capacità di intendere e di volere. Secondo i periti è affetto da una sindrome antisociale con una tendenza paranoide che lo porta ad aggredire in maniera anche molto violenta le persone che ritiene lo abbiano trattato male.

L’uomo, un barista di 54 anni della Valsugana, ha raccontato in aula l’incubo che ha vissuto: «Il 20 maggio di due anni fa ero in fila alla cassa del supermercato del centro commerciale di Civezzano quando qualcuno, senza dirmi niente, mi sferrò una coltellata da dietro, alla base del collo, sotto la nuca, andata in profondità per 12 centimetri. Solo abbassando di poco la testa vidi scappare quell’uomo che da settimane mi perseguitava nel mio bar della Valsugana, portando con sé anche un coltello tanto che avevo chiamato più volte i carabinieri. Eppure quell’uomo lo avevo anche aiutato e ospitato per un po’ quando non aveva lavoro. Ancora oggi non so spiegarmi perché abbia cercato di uccidermi. Non so come sono riuscito a sopravvivere — ha detto — In quegli istanti ho estratto da solo quella lama da 14 centimetri che mi aveva conficcato. Era a un centimetro da carotide e aorta. In ospedale mi chiamavano Lazzaro..». Gibellini, in Trentino senza fissa dimora, da qualche tempo gravitava nel Perginese, venne arrestato quel 20 maggio 2024 mentre era in fuga, registrato durante la brutale aggressione dalle telecamere del supermercato. Secondo i giudici si trattava di un agguato pianificato, visto che l’uomo aveva già molestato più volte il barista nel suo locale.

Durante il procedimento l’uomo è stato sottoposto a varie perizie psichiatriche per appurare la capacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti contestati, la sua capacità di stare in giudizio, quindi di affrontare il processo, ma anche la sua eventuale pericolosità sociale. Già in passato era stato protagonista di altri episodi violenti ed aveva passato anche un periodo alla Rems. La perizia affidata dal Tribunale di Trento, però, ha concluso che l’uomo è pienamente capace di intendere e di volere, ma che è pericoloso socialmente perché, appunto, è affetto da una spiccata sindrome antisociale con tendenze paranoidi.

Appena un mese prima di aver accoltellato al collo il barista al supermercato, a Civezzano, Gibellini era stato denunciato dai carabinieri per stalking, lesioni, minacce, violazione di domicilio e porto abusivo d’arma per aver perseguitato e poi colpito con delle forbici un suo ex amico. Per questo poche settimane fa il cinquantenne di origini bresciane era stato condannato a 4 anni, 6 mesi e 15 giorni di reclusione, oltre al pagamento di 10 mila euro di provvisionale e un anno di libertà vigilata. Accuse, quelle mosse dal pm Davide Ognibene, che sono relative a una serie di episodi avvenuti circa un mese prima del tentato omicidio. E anche in questa circostanza la vittima era una persona che lo aveva aiutato ospitandolo in casa. L’uomo aveva conosciuto Gibellini al lavoro per una cooperativa sociale della galassia del Progettone. Per solidarietà lo aveva aiutato ospitandolo prima in casa e poi dandogli la chiave della cantina. Ma l’imputato si era messo in testa che quel collega che lo stava aiutando ce l’avesse con lui e così prima iniziò a minacciarlo e poi passò alle vie di fatto prendendolo a forbiciate. Un mese dopo, nel maggio del 2024, fece anche di peggio con il barista di Caldonazzo.