Giustizia
venerdì 27 Febbraio, 2026
Adesca una dodicenne al parco e la inganna: «Sono amico di tua sorella». Poi la molesta: condannato a 26 mesi
di Benedetta Centin
Il 26enne, recidivo, le chiedeva via messaggio rapporti e foto
In tempo di covid, a fine 2021, un 26enne aveva approcciato una ragazzina di dodici anni in un parco pubblico di Trento, lì dove la minore era solita portare il suo cagnolino. Carpendo la sua fiducia, raccontandole che era amico della sorella, era riuscito anche ad ottenere il suo numero di cellulare. Non nascondendole fin da subito le sue reali intenzioni. Che presto si erano tradotte in fatti. Da codice penale.
Nei tre incontri che c’erano stati l’adulto l’aveva infatti baciata e aveva allungato le mani su di lei, toccandole il lato b. E l’aveva anche tempestata di messaggi in cui le chiedeva in modo esplicito delle prestazioni sessuali e di inoltrarle delle sue foto osé, scatti senza veli. Finito a processo per atti sessuali con minore e adescamento di minorenne aggravati, con tanto di recidiva specifica contestata, ieri lo straniero già con precedenti è stato condannato dal tribunale collegiale di Trento a due anni e due mesi di reclusione.
Per il sostituto procuratore Davide Ognibene, che aveva contestato anche l’aggravante legata al fatto che avesse già commesso simili reati nell’arco dei cinque anni precedenti, andava condannato invece alla pena più pesante di sei anni di reclusione. Invece il collegio presieduto dalla giudice Claudia Miori ha ritenuto di riconoscere al 26enne l’ipotesi lieve delle contestazioni.
Il risarcimento Lo stesso collegio ha anche condannato l’imputato a risarcire con settemila euro la ragazza, oggi di sedici anni, che era entrata nel processo costituendosi parte civile. Meno di un terzo, i settemila euro, di quanto la giovane attraverso la sua avvocata aveva sollecitato e cioè danni per 25mila euro con una provvisionale, e cioè una prima trance, di cinquemila.
La giovane in aula
Nel corso dell’udienza di dicembre scorso, in aula davanti ai tre giudici, la vittima aveva raccontato di quei tre incontri avvenuti al parco di Trento, riferendone in modo lucido e puntuale, spiegando di non aver assecondato le richieste scabrose di quell’adulto inoltrate via messaggio. A scongiurare il rischio che l’uomo potesse spingersi oltre, al tempo, era stato il provvidenziale intervento dei carabinieri che avevano notato l’adulto con la minore assieme al parco cittadino. Ad insospettirli l’atteggiamento del 26enne e il divario d’età con la piccola.
Portata in caserma, l’allora dodicenne aveva riferito del bacio e dei toccamenti subiti, delle raccapriccianti pretese di lui. Il quale aveva anche mentito ai militari: aveva infatti raccontato di essere amico dei genitori di quella ragazzina, oltre che della sorella, peccato che mamma e papà non sapessero proprio chi fosse quell’adulto che si era arrogato il diritto di allungare la mani sulla loro piccola e di farle esplicite richieste a sfondo sessuale. Una vicenda inquietante che ieri, a distanza di quasi cinque anni, si è chiusa con una condanna.
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