L'intervista
domenica 22 Febbraio, 2026
«Dal posto fisso in banca a vivere alle Seychelles». La storia di Veronica Pasqualetto
di Giacomo Polli
Classe 1971, all’età di 40 anni si è trasferita sull’isola di Praslin: «Qui è un paradiso, all’inizio tutti mi dicevano che ero pazza»
«Mollo tutto, cambio vita e mi trasferisco su un’isola». Tutti, almeno una volta, hanno avuto questo pensiero. Poi però bisogna fare i conti la famiglia, i legami e i soldi. Se oltretutto il tuo lavoro è in banca, con un contratto a tempo indeterminato e ben retribuito, l’idea di iniziare una nuova vita a circa sette mila chilometri di distanza sembra ancora più folle. È quello che hanno detto e ripetuto a più riprese a Veronica Pasqualetto, classe 1971 che nel 2010, all’età di 40 anni, ha deciso di lasciare tutto per trasferirsi alle Seychelles, sull’isola di Praslin, dove da 16 anni lavora nel mondo del turismo. «Ero insoddisfatta di quella vita e ho deciso di stravolgerla. Del Trentino mi mancano soprattutto i supermercati e i formaggi locali, perché qui mangiano solamente pollo» spiega ridendo.
Pasqualetto, dal posto in banca alle Seychelles. Come ha preso questa scelta?
«Ho sempre viaggiato molto, anche con la fantasia. Sono stata qui per la prima volta nel 2009, in vacanza, a trovare degli amici. Poi sono tornata nell’ottobre dello stesso anno perché mi era piaciuto molto e volevo approfondire le opportunità lavorative. In quel periodo ero molto insoddisfatta dell’occupazione che avevo».
Che lavoro faceva?
«Ho studiato al liceo linguistico alle superiori e giurisprudenza all’università. Lavoravo in una banca di Rovereto e dopo una lunga gavetta mi avevano promesso che sarei diventata responsabile dell’ufficio legale, cosa che purtroppo non è mai accaduta: c’era il classico ragioniere che lavorava lì da anni e che non poteva essere spostato. Sono rimasta in banca per 12 anni ma questa insoddisfazione mi ha allontanato sempre di più, fino a quando un giorno mi sono dimessa. Avevo tutto: un ottimo contratto a tempo indeterminato, la quattordicesima e una serie di benefit. Mi hanno preso per pazza, ma quando senti che non è la tua strada, la stabilità non basta più».
Così ha scelto di trasferirsi.
«Sono tornata alle Seychelles pensando di restarci per un anno. Al contempo, però, mi è stato offerto quasi per caso un lavoro in una Dmc, società che presta assistenza ai turisti, grazie alla mia conoscenza delle lingue straniere. Sono tornata in Italia, ho preso tutto il necessario e sono ripartita. Non avrei mai immaginato di rimanere qua per così tanto tempo. Non avevo mai lavorato nel mondo del turismo ma essendo stata a lungo una viaggiatrice capivo bene le esigenze dei clienti».
Quando ha capito che quella sarebbe stata la sua nuova casa?
«Non è stato semplice: ho dovuto fare tante visite mediche prima di poter ottenere il permesso di vivere qua. Se hai qualche problema di salute non ti fanno entrare. Poi la burocrazia è molto lenta. È successo tutto in modo naturale, i primi due anni di lavoro sono volati. Se ci penso oggi è incredibile perché sono partita senza alcun tipo di progetto, avevo solo bisogno di cambiare e di riorganizzare la mia vita».
Una storia quasi da film.
«Nel mezzo ho avuto anche un figlio. Ora ha 13 anni e ha sia il passaporto seychellese che italiano. Quando ai tempi ho dovuto dire al mio capo che stessi aspettando un bambino avevo quasi paura che la prendesse male. Mi disse solo “Torna domani mattina”. Ho passato tutta la notte con l’ansia, invece il giorno seguente mi hanno accolto con una festa. È stato un momento bellissimo: qui avere un figlio mentre lavori è la cosa più semplice e naturale del mondo. Facevo le visite ogni settimana e mi misuravano la pancia con il metro da sarta, non c’erano visite specialistiche. Scrivevano il mio peso e la mia pressione su un pezzetto di cartone».
A distanza di anni come si trova?
«Si vive molto bene: siamo in un paradiso. Essendo una località turistica ci sono tanti stranieri. Mio figlio frequenta una scuola internazionale e ha amici che vengono da tutto il mondo. Qui se uno studente vuole andare a studiare all’estero lo stato finanzia tutto, poi però lo obbliga a lavorare qui per lo stesso numero di anni in cui è stato mantenuto, così da restituire alla comunità quello che ha appreso. Inoltre è una nazione multiculturale e questo è un grande vantaggio perché hai la possibilità di conoscere le varie culture. Nei locali, per legge, circa metà del personale deve essere del posto».
Non le manca la Vallagarina?
«Mi mancano i supermercati e i formaggi trentini. Qui mangiano solo riso e pollo (ride; ndr). Sono originaria di Pomarolo e nei giorni scorsi mi hanno inviato le foto della neve: era bellissimo. Poi qui a livello naturale ci sono delle attrazioni straordinarie: siamo immersi nei colori».
Tornerà un giorno?
«Sono figlia unica e con l’avanzare dell’età dovrò tornare per stare vicina a mia mamma. Mi piacerebbe che prima mio figlio finisse gli studi qui, vedremo… ma penso che prima o poi tornerò».