Val di Non

domenica 22 Febbraio, 2026

C’è un intero altopiano che festeggia l’oro di Simone Deromedis. Predaia dopo il trionfo: «Ha iniziato qui, sembra ieri»

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Lo Sci club, il passaggio all'Anaune, il trofeo Topolino: storia di un ragazzone diventato un gigante

Le campane dei vari campanili nonesi rintoccano il mezzogiorno di un sabato assolato, e sull’Altopiano della Predaia i primi passi sugli sci e l’entrata nell’eternità dell’Olimpo di Simone Deromedis sono in un certo senso a pochissimi metri gli uni dall’altra. Da una parte le piste – riaperte quest’anno per la prima volta nel dopo Covid – dove onde di bimbi e ragazzi imparano i primi fondamentali per poi spingersi con sempre maggior sicurezza. Proprio come un paio di decenni fa faceva «il Simone da Taio». A due spanne dalle recinzioni delle piste, i maxischermi del Solarium trasmettono in diretta la gara di Livigno. Manche dopo manche, aumenta il pubblico, e anche chi non è tifoso della primissima ora interrompe la sciata attratto dal suono delle trombe e dalla tensione che in terrazza si fa sempre maggiore.

Tra il pubblico c’è anche la sindaca di Predaia, Giuliana Cova, che prima dei quarti sentenzia al microfono della diretta di Radio Anaunia: «Comunque andrà a finire, Simone rimarrà il nostro campione!». E andrà a finire bene… Più nascosta nonna Rita, che sparirà sul più bello: chissà quanti ricordi intrecciati, quante emozioni impossibili da governare davanti a tutta quella gente.

Impossibile non notare poi Lino, il gestore del locale: si aggira tra bar e terrazza con in testa un curioso cappello a forma di pollo allo spiedo le cui alette mimano ritmati applausi, a ogni run il suo volto diventa sempre più paonazzo, per l’avvicinarsi di un sogno che ben presto sarà realtà tra un boato che se non riecheggia nel Brenta che maestoso si staglia difronte, poco ci manca. A dire il vero, le esultanze sono sempre «doppie», colpa della tv del bar interno che ritarda la trasmissione di qualche lungo secondo, tanto che quando Deromedis fa esplodere di gioia dorata chi segue la gara in sala, in terrazza c’è chi ha già il viso solcato dalle lacrime.

Tra i giacconi gialloblù dello Sci Club Predaia partono gli aneddoti. «Ha sempre mostrato una voglia di sciare e di divertirsi superiore a chiunque altro – ricorda Dolly Moncher, autentica istituzione della locale associazione sportiva che avvia i più piccoli allo sci – anche se quella volta che si era attorcigliato attorno a quel palo con lo skilift… me par ieri!». Poi si ricorda il passaggio all’Anaune. «La nostra pista non ha grandi pendenze, è utile per imparare – prosegue Dolly – quindi chi vuole fare agonismo di un certo tipo poi va all’Anaune o altrove».

Nello Sci Club Anaune con sede a Cles, un ruolo fondamentale l’ha ricoperto l’allenatore Massimo Menapace, per tutti «Momi». «Tutta l’Anaune ha contribuito – ribatte subito Menapace con umiltà – io posso dire che Simone è un ragazzo che ha sempre creduto nello sci libero, tra salti e altre evoluzioni. Rispetto ad altri ha iniziato un po’ tardi con le gare, ricordo quando si erano presentati i genitori da noi per migliorare un po’ la tecnica del loro ragazzo, che ha sempre mostrato grandi potenzialità dal punto di vista motorio. Quando finivamo gli allenamenti andava a fare dei giri fuori pista, tutt’ora noi ci esercitiamo anche così per far crescere i ragazzi dal punto di vista dell’agilità con benefici anche per chi pratica lo sci “classico”. Se penso a quante volte Simone ha pranzato in furgone tra la scuola e gli allenamenti… D’altronde non abbiamo le piste sulla porta di casa, servono tanti sacrifici, eppure abbiamo cresciuto Luca De Aliprandini, la medagliata paralimpica Melania Corradini e diversi altri. E sì, è una gran bella soddisfazione».

Da presidente del Comitato trentino della Fisi, Angelo Dalpez, sollecitato da Ruggero Carbonari, ha dato un importante impulso alla disciplina dello skicross, permettendo di fatto a Deromedis di crescere in questa disciplina relativamente nuova. «Nel 2017, su suggerimento dei miei allenatori – ricorda Dalpez – da presidente del Comitato Trentino creai la prima squadra di skicross con atleti che venivano dallo sci alpino. I più in vista erano il noneso Pascal Rizzi (ora tecnico della Nazionale e skiman di Lara Della Mea) la solandra Lucrezia Fantelli e diversi altri. Deromedis entrò giovanissimo in squadra su sollecitazione del bravo allenatore Massimo Menapace, poi la classe di Simone da subito ha fatto il resto con risultati di spicco, dall’allora Trofeo Topolino (ora Alpe Cimbra Fis Children Cup) in poi».

Il predazzano Dario Dellantonio ha poi ulteriormente plasmato il talento del noneso, con il quale il rapporto prosegue tutt’ora per un motivo molto semplice: il tecnico fiemmese, dopo 9 anni in Nazionale, ha intrapreso un altro percorso e oggi costruisce e gestisce le piste del Passo San Pellegrino che ospitano la Coppa del Mondo di skicross e dove i ragazzi si allenano spesso e volentieri. «Sono stati da noi pochi giorni prima di andare a Livigno – racconta Dellantonio – anche perché ora, accanto al tracciato di Coppa del Mondo, abbiamo pure una pista più piccolina che hanno utilizzato molto gli azzurri nelle scorse settimane in quanto la partenza era molto simile a quella dei Giochi… direi che è servito!».

Tornando alla crescita di Simone Deromedis, Dellantonio torna con i ricordi al 2016. «Simone è entrato in Comitato quando la squadra B nazionale e il Comitato collaboravano costantemente. Nel mio primo anno di attività mi era stato chiesto di accompagnare i ragazzi all’allora Trofeo Topolino, che prevedeva anche la prova di skicross: lì ho conosciuto Deromedis, si vedeva che aveva talento, nelle strutture si è sempre mosso bene, è sempre stato a suo agio. L’ha aiutato anche l’attività in mountain bike, nella downhill: lì ha imparato a muoversi e leggere le situazioni, poi secondo me certe cose uno le ha come dote. Vedremo se questa medaglia olimpica contribuirà allo sviluppo in Italia dello skicross, disciplina che mi ha sempre affascinato: è olimpica dal 2010 ma si pratica da prima ovviamente, da noi fa fatica a farsi spazio, in altre nazioni importanti ha tutt’altro riscontro». Non si direbbe guardando il podio olimpico