Politica

giovedì 19 Febbraio, 2026

Freddo e accoglienza, dura interrogazione di Demagri (Casa Autonomia): «Tante persone dormono all’aperto e per agire si guarda il termometro»

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L'esponente autonomista: «La Provincia dica se sono valutazioni proprie o se sono scelte che derivano da eventuali impegni assunti con forze politiche esterne al territorio»

Continuano a far discutere la gestione dell’emergenza freddo in Trentino. Un’interrogazione consiliare è stata presentata al Consiglio provinciale da parte della consigliera Paola Demagri (Casa Autonomia) con l’obiettivo di fare chiarezza sulla gestione dell’accoglienza delle persone senza dimora nelle ultime settimane nel capoluogo.

Nel testo si evidenzia come in città sia «visibile un numero crescente di persone costrette a dormire all’aperto, anche in condizioni climatiche rigide, senza un riparo adeguato», una situazione che — secondo la firmataria  — rappresenterebbe un evidente peggioramento delle condizioni di tutela e accoglienza sul territorio provinciale.

Demagri, in particolare, denuncia la scelta di subordinare l’accesso a un riparo notturno a criteri discrezionali, come il contingentamento delle temperature, ritenuta meritevole di approfondimento alla luce dei valori di solidarietà e responsabilità che storicamente caratterizzano la comunità trentina.

«Quale modello di comunità si intenda perseguire nella gestione delle persone senza dimora – si chiede infine nell’interrogazione? Uno fondato sulla tutela della dignità umana e sulla garanzia di un’accoglienza minima e continuativa, oppure un’impostazione in cui l’accesso al riparo notturno dipende da criteri discrezionali, quali appunto le soglie di temperatura?»

Infine si chiede quale sia l’indirizzo politico che ha condotto alla scelta di lasciare persone senza riparo nelle recenti settimane, e se tale orientamento derivi da valutazioni autonome della Giunta o da eventuali impegni assunti con forze politiche esterne al territorio provinciale.

«In questi giorni – dichiara la consigliera di minoranza – faccio fatica a mandare giù ciò che sta accadendo a Trento. La presenza crescente di persone costrette a dormire all’aperto, nel gelo, è il segno più evidente di un degrado umano che non appartiene alla nostra comunità. Trento è sempre stata una città accogliente, attenta alle fragilità, capace di coniugare responsabilità sociale e umanità. Oggi, invece, assistiamo al risultato di scelte politiche che hanno smantellato un modello di accoglienza diffusa costruito negli anni e riconosciuto come efficace. È difficile comprendere come il Presidente della Provincia e chi lo sostiene possano considerare accettabile una situazione in cui la possibilità di dormire al caldo o al freddo dipende da un “contingentamento delle temperature”. Non è così che si tutela la dignità delle persone, soprattutto di chi si trova sul nostro territorio per ragioni internazionali e non ha una fissa dimora. Passare accanto a chi è costretto a dormire per terra, al gelo, senza una risposta minima a un bisogno primario, genera un disagio profondo. E non posso non pensare a come reagirei se fossi al loro posto. Questa gestione non solo aumenta il disagio sociale, ma rischia di alimentare tensioni e sofferenze evitabili».