In tribunale
giovedì 19 Febbraio, 2026
Pestato alla sagra perché molesto e rimasto per un mese in coma: «Colpito con calci mentre era già a carponi, un massacro». Le due ragazze imputate chiedono il rito abbreviato
di Patrizia Rapposelli
Era successo a Croviana, in val di Sole. Le indagate ora hanno 25 anni; l'avvocato dell'uomo: «Violenza assurda»
La Procura di Trento nei loro confronti aveva chiesto il processo per lesioni gravi e deformazione permanente del volto in concorso, con l’aggravante dei futili motivi. Accuse pesanti per le quali le due giovani imputate, oggi 25enni, si stanno difendendo assistite dagli avvocati Andrea de Bertolini e Angelica Domenichelli. Proprio loro, ieri al Tribunale di Trento, hanno formalizzato la richiesta di rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Enrico Borrelli. A giugno è prevista la discussione sulla concessione del rito e sull’eventuale sentenza.
La vicenda è quella del pestaggio alla festa patronale di Croviana, in Val di Sole. Era la notte tra il 26 e il 27 aprile 2024 quando il professionista 41enne era stato trovato per strada, in condizioni gravissime, incosciente, nelle vicinanze della scuola del paese, dopo aver partecipato alla sagra di San Giorgio (San Zorz). Le indagini dei carabinieri della compagnia di Cles, supportate dagli accertamenti biologici del Ris di Parma e dall’analisi del contenuto dei telefoni, avevano portato a indagare due ragazze della valle. La pm Maria Colpani aveva sollecitato per loro il rinvio a giudizio.
Secondo alcuni testimoni, il 41enne quella sera sarebbe stato ubriaco e molesto. Le due ragazze avevano raccontato agli investigatori di essere state infastidite in modo pesante e, dopo due incontri-scontri, lo avrebbero aggredito con schiaffi e pugni, anche quando era finito a terra. Una delle giovani, nelle settimane successive ai fatti, aveva presentato querela denunciando di essere stata molestata sessualmente dall’uomo. Querela che la Procura ha ritenuto strumentale, chiedendo l’archiviazione del fascicolo, decisione alla quale la difesa si è opposta.
Secondo la ricostruzione accusatoria, una delle imputate avrebbe sferrato calci ripetuti al volto, l’altra un calcio nel sedere. Le tracce di sangue trovate sulle scarpe delle giovani e nelle adiacenze confermerebbero la dinamica. Due ventenni intervenuti per aiutare il professionista lo avrebbero rimesso in piedi, ma dopo pochi passi incerti sarebbe caduto «a peso morto», battendo violentemente la nuca sull’asfalto. Un urto che gli fece perdere conoscenza. Poco dopo l’arrivo dei soccorsi e il ricovero per oltre un mese in coma all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove gli venne riscontrato un trauma cranico commotivo con contusioni cerebrali e dove fu sottoposto anche a un delicato intervento.
In ottobre, sempre davanti al giudice Enrico Borrelli, l’uomo si era costituito parte civile tramite il suo legale Paolo Chiariello, per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, questi ultimi quantificati dal consulente medico legale di parte, il dottor Andrea Moar. Segni sul corpo, dolori e menomazioni della salute che, secondo la parte civile, comprometteranno la qualità della sua vita. A dicembre l’avvocato Chiariello ha depositato una memoria: secondo la ricostruzione difensiva dell’uomo, si sarebbe trattato di un vero e proprio massacro, con schiaffi, pugni e calci ripetuti al volto e in diverse parti del corpo, e con il 41enne caduto a terra più volte, fino all’ultima caduta che gli avrebbe provocato il grave trauma cranico.