L'intervista

sabato 14 Febbraio, 2026

Klaebo, il fenomeno del fondo che sceglie l’umiltà: «Io una leggenda? Faccio quello che mi piace. I primi allenamenti grazie a mio nonno»

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Il fuoriclasse norvegese pensa al traguardo dei nove ori: «Il fondo sta diventando virale anche fuori dalla Scandinavia, è bellissimo vedere questo interesse per il nostro sport»

Nato il 22 ottobre 1996 a Oslo, cresciuto a Trondheim, Johannes Høsflot Klaebo entra a pieno titolo nell’olimpo degli sport invernali al pari di leggende norvegesi come il biatleta Ole Einar Bjorndalen, il fondista Bjorn Daehlie e la fondista Marit Bjorgen, che detengono il record di otto medaglie d’oro a cinque cerchi. Venerdì 13 febbraio dopo la premiazione per l’ottavo oro appunto, il ventinovenne ha risposto a tutte le domande dei giornalisti in conferenza stampa, rimanendo con i piedi per terra nonostante il fresco, ennesimo, successo.

Il suo coach ha detto che è il più grande fondista di tutti i tempi e anche il migliore al mondo in ogni sport: come commenta queste parole?
«Grazie… questo è il mio commento. Sto cercando di fare solo quello che mi piace di più. Oggi è stata una grande giornata. Nonostante quello che si dice, io faccio del mio meglio».

Cosa vuol dire aver eguagliato Daehlie?
«Vuol dire essere in grado di farlo anche con la gara di oggi, probabilmente una di quelle gare che mi ha fatto più faticare negli anni. Oggi è stata la giornata perfetta per farcela. Sono solo fiero di quello che ho compiuto oggi. È come essere allo stesso livello dei nomi menzionati. È molto bello».

La finale della sprint è diventata virale, che effetto le fa?
«È bello vedere che le persone hanno gli occhi aperti sul fondo. È diverso da quello che vediamo in Norvegia, dove lo sci di fondo ha più peso, come nella maggior parte dei Paesi scandinavi. Si sente davvero la differenza quando vediamo le persone che guardano le gare e si vede anche l’effetto: abbiamo visto, martedì scorso, quante persone stanno guardando questo sport. È davvero bello, ed è bello ricordare che sono cose che noi facciamo ogni singolo fine settimana».

Siete preoccupati delle condizioni della pista per la 50 chilometri?
«Oggi le condizioni della pista erano buone, magari se avessimo iniziato più tardi, forse, sarebbe stato meglio. Vediamo come cambiano le condizioni nei prossimi giorni: dovrebbe essere un po’ più freddo e quindi dovrebbe essere un po’ più difficile. Finora va abbastanza bene».

Ha appena vinto l’ottavo oro, come si vede?
«Non ci penso più di tanto. Penso a godermi il momento, gara per gara. I prossimi giorni saranno importanti. Ci sono nazioni molto forti. Il team norvegese vuole “vendicarsi” di quello che abbiamo fatto a Pechino. Il team sprint arriverà carico e sarà una sfida tosta. Però vediamo, gara per gara, dove finiremo».

Qual è il fattore chiave per sciare bene in questi Giochi?
«Il punto principale è considerare che martedì scorso ho corso il più possibile e sono riuscito a conquistare la medaglia d’oro. La cosa più importante, ora, è quella di riprendersi bene pensando alla staffetta di domenica».

Suo nonno è stato il suo coach ed è stato intervistato dal The Wall Street Journal…
«Sicuramente lui capisce meglio di tutti, però forse ha avuto bisogno della traduzione (ride). Sicuramente è fiero, per me è stato speciale averlo. Mi ha allenato da quando avevo 15 anni».