La tragedia

domenica 8 Febbraio, 2026

Addio a Ettore Turra, il papà tradito dalle sue montagne: il Primiero piange una giovane vita spezzata. «Un dolore innaturale»

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Grande amante del freeride, lascia la moglie e due figli

Nato, vissuto e, tragicamente, morto tra le sue montagne. Quelle vette che Ettore Turra amava profondamente e che gli avevano dato tutto: la passione, lo sport per la neve e la mtb, l’amore, la spensieratezza, il lavoro. Ieri, quel legame viscerale si è spezzato per sempre lungo il canale che scende da Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio, al confine tra la Val di Fiemme e Primiero in località Forte Buso.

Ettore, 40 anni compiuti lo scorso dicembre, è rimasto vittima di una valanga staccatasi intorno alle 12.30. Era insieme ad altri tre scialpinisti, tutti residenti in Primiero tra i 30 e i 40 anni. La chiamata al Numero Unico 112 è partita immediatamente da uno dei compagni, attivando una macchina dei soccorsi imponente. Due elicotteri, le stazioni del Soccorso Alpino di Moena, San Martino, Fiemme, Fiera, Caoria e Levico, oltre alle unità cinofile e alla Polizia di Stato, sono confluiti nella zona di Forte Bauso. Ma per Ettore, nonostante i disperati tentativi di rianimazione dopo il recupero, non c’è stato nulla da fare a causa dei gravi politraumi riportati.

Classe 1985, Ettore viveva a Siror, nella frazione di Nolesca. Era un uomo stimato, un lavoratore instancabile impegnato come camionista per una ditta di legnami di Imer. Ma era soprattutto un giovane padre di famiglia. Lascia la moglie Carolina, che lavora all’asilo nido, e due bimbi piccoli, uno in età prescolare e l’altro alle elementari.

Ettore non era un appassionato superficiale: conosceva bene i pericoli delle cime. Figlio di Carlo, agente della polizia municipale di Primiero, e della maestra Paola, Ettore lascia anche la sorella Francesca.
Nella grande compagnia degli appassionati di freeride e scialpinismo di Primiero, questa tragedia riapre una cicatrice mai rimarginata, quella per Luca Bonat, l’amico coetaneo, anche lui papà di due bimbi, perso a novembre in un incidente d’auto. Vedere Ettore, un uomo così esperto e prudente, tradito dalla sua stessa passione, lascia un vuoto incolmabile. Restano i ricordi delle giornate passate a tracciare linee bianche e, soprattutto, l’immagine di un papà orgoglioso che non vedeva l’ora di tornare a casa dai suoi due bambini.

Negli sguardi persi degli amici, oggi c’è l’incredulità di chi vede un film tragico ripetersi troppo in fretta. In queste ore, tra le vie di Siror e di tutto il Primiero, il silenzio è più forte di ogni discorso. È il silenzio delle lacrime, di chi vorrebbe dire qualcosa ma si scontra con l’assurdità di una vita spezzata troppo presto. A dare voce a questa incapacità collettiva di trovare un senso o una parola di conforto è il sindaco di Primiero San Martino di Castrozza, Daniele Depaoli, che esprime lo smarrimento di un’intera vallata: «Non so cosa dire, perché è uno stillicidio: prima Mattia Debertolis quest’estate, poi Luca, ora Ettore. Luca ed Ettore, entrambi con bimbi piccoli… Non riesco più a trovare parole. Dobbiamo unirci come comunità e stare vicini alla famiglia, alla compagna, ai figli. È completamente innaturale contro ogni logica che un ragazzo così giovane, con una famiglia appena formata, finisca così». E ripete: «Non ho davvero più parole».

Mentre le autorità completavano i rilievi tecnici sul luogo del distacco, Primiero si fermava. Ora resta una comunità attonita, che si stringe attorno a una famiglia spezzata. Perché in montagna, quando una vita si interrompe così, il dolore diventa collettivo. Resta il ricordo di un uomo che sorrideva alla vita dai sentieri e dai pendii innevati e l’immagine di quel legame indissolubile con la montagna che, nel momento più crudele, lo ha voluto trattenere per sempre.