Il caso
giovedì 5 Febbraio, 2026
La denuncia di Fenalt: «In Rsa niente buoni pasto e tempo per mangiare, stress elevato». E Upipa replica: «Nessuno è lasciato a digiuno»
di Massimiliano Moser
Il sindacato autonomo denuncia turni massacranti e la mancanza di buoni pasto per il 70% del personale
La Fenalt, sindacato autonomo del pubblico impiego in Trentino, sul fronte emergenza personale delle Apsp, ha annunciato proteste qualora non dovessero essere riconosciute condizioni di lavoro e tutele paragonabili a quelle previste negli altri comparti del pubblico impiego. Così, ieri Fenalt ha organizzato una manifestazione nel piazzale di Upipa: durante il sit-in, i lavoratori hanno distribuito panini e bevande ai passanti come gesto simbolico per richiamare l’attenzione su una delle principali criticità, ossia il diritto al pasto durante il turno di lavoro.
«Su 4000 dipendenti totali solo 1200 riescono ad usufruire dei buoni pasto — dichiara Roberto Moser, vicesegretario generale Fenalt — scendiamo in piazza per tutelare i nostri lavoratori e il valore del servizio che ogni giorno rendono alla comunità». Tra le questioni più urgenti segnalate dal sindacato figura l’assenza del diritto alla mensa o al buono pasto per gran parte del personale: solo il 30% dei lavoratori riesce a usufruire del pasto, mentre il restante 70% affronta turni di otto ore senza mangiare.
«Inoltre va rivisto l’assetto dell’Apsp e l’età dei lavoratori— prosegue Moser — Ci sono 67enni obbligati a fare i turni di notte. Il livello di stress e i carichi di lavoro sono altissimi».
«Rivedere i contratti» «Protestiamo anche contro la gestione della contrattazione da parte di Upipa — aggiunge Marco Stefani, referente Apsp Trento — I parametri sono vecchi e devono essere riadattati. Se oggi per ogni due letti c’è un operatore, ne servirebbe uno per ogni letto; le persone iniziano il turno e spesso finiscono il turno senza neanche una pausa caffè».
Insomma, i lavoratori in protesta chiedono di «ridare dignità ad anziani e operatori delle Rsa», e Fenalt mette in discussione il ruolo di Upipa. «Se non ha il potere contrattuale per fare rispettare gli accordi lavorativi, chiediamo che ai tavoli siedano soggetti diversi autorizzati a decidere — conclude Maurizio Valentinotti, segretario generale Fenalt — quello dei buoni pasto è un tema ventennale: dovrebbero esserci 140 euro garantiti mensili da usufruire per tutti i lavoratori pubblici».
Upipa risponde Con riferimento alle argomentazioni proposte dal sindacato Fenalt, Upipa chiarisce. «L’attuale contrattazione si è articolata su 3 diversi accordi strettamente connessi. Il primo riguarda l’ordinamento professionale e la novità più importante sta nel fatto che la qualifica di infermiere richiede la laurea: il nuovo contratto, oltre a riconoscerla, adegua anche il livello di inquadramento e gli stipendi — spiegano— Questo porta al secondo accordo: era necessario dare adeguato riconoscimento anche agli operatori socio sanitari (Oss), cui è stata innalzata l’indennità di funzione».
E aggiungono: «Il terzo è noto come “accordo di settore” e prevede un’indennità notturna di 25 euro a notte per gli Oss. Qui è inserita la partita dei buoni pasto». Upipa si è impegnata a portare avanti una linea condivisa dalle altre sigle sindacali coinvolte: «Non il “buono pasto” ma un “pasto buono”, ovvero un pasto capace di nutrire adeguatamente il lavoratore».
Come si realizza questo? Per chi fa un orario all’interno del quale è in funzione la mensa per i residenti è facile: «Si usa il servizio nei normali momenti di pranzo e cena— affermano— Anche chi entra al lavoro appena dopo o esce appena prima dell’apertura della mensa può fruire del servizio. Infine, a chi è di turno mentre la mensa è chiusa si garantisce il pasto o un cestino da consumare durante il lavoro».
Un’ultima questione riguarda il proseguo delle trattative. «Fenalt non ha posto la sua firma su questo sistema di tre accordi, sottoscritto invece dagli altri sindacati. Non ha dunque diritto a partecipare ai tavoli applicativi. Nessuna discriminazione, evidentemente, ma semplice applicazione della norma», concludono.
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