Giustizia
giovedì 5 Febbraio, 2026
Inchiesta «Romeo», il giudice non accoglie la richiesta di archiviazione: si dovrà procedere con l’imputazione degli indagati
di Redazione
Nuovo colpo di scena: il Gip ha disposto la formulazione dell'imputazione
Nuova svolta nella maxi inchiesta «Romeo». Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento, Enrico Borrelli, dopo l’ultima udienza di dicembre, non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Il magistrato ha invece disposto la formulazione dell’imputazione per i principali soggetti coinvolti nel fascicolo che, da oltre sei anni, indaga su presunti intrecci illeciti tra politica, pubblica amministrazione e imprenditoria nelle province di Trento e Bolzano.
La decisione segna una netta divergenza rispetto alle conclusioni dei sostituti procuratori Alessandro Clemente e Federica Iovene. I pubblici ministeri avevano sollecitato l’archiviazione per la parte più consistente dell’indagine — 35 contestazioni su 44 indagati — motivandola con l’inutilizzabilità di parte delle intercettazioni e la mancanza di prove sufficienti per sostenere l’accusa di associazione a delinquere. Il Gip Borrelli, tuttavia, ha ritenuto che gli elementi raccolti nel corso dei sei anni di indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, presentino profili di criticità che meritano il vaglio del dibattimento. Con questo provvedimento, il giudice ordina alla Procura di formulare l’imputazione entro dieci giorni, superando l’ipotesi di «infondatezza della notizia di reato» sostenuta dai PM.
Il provvedimento riguarda le figure chiave del sistema descritto dall’accusa iniziale. Tra i destinatari dell’ordine di imputazione figurano il magnate austriaco René Benko, considerato dagli inquirenti il vertice dell’ipotizzato sodalizio, il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager e l’imprenditore di Arco Paolo Signoretti, attivi nei progetti Waltherpark e ex Cattoi. Coinvolti anche esponenti politici di rilievo come l’ex senatore Vittorio Fravezzi, l’ex sindaca di Riva del Garda Cristina Santi e l’ex assessore Mauro Malfer.
Nel mirino del tribunale restano le ipotesi di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e traffico di influenze illecite. Nonostante la Procura avesse ipotizzato un ridimensionamento del quadro accusatorio, parlando di «rapporti bilaterali» e non di una struttura associativa, il Gip ha ravvisato la necessità di un approfondimento processuale sulla natura dei rapporti intercorsi tra gli imprenditori e i pubblici ufficiali coinvolti.
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