la tragedia

giovedì 22 Febbraio, 2024

Mezzolombardo, scontro frontale contro un camion. Muore Gerardo Segata

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Lo schianto frontale è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, alle 14.30, sulla strada provinciale 235, quella dell’interporto. A circa un chilometro dallo svincolo di Mezzolombardo, dopo l’uscita della galleria per entrare in val di Non

Un furgone e un camion. Come accaduto una settimane fa, a pochi chilometri di distanza. E come la volta scorsa, l’esito è stato tragico. Di nuovo un lavoratore, a un passo dalla pensione, finisce vittima di un tragico incidente, proprio mentre stava rientrando a casa dopo aver finito il turno. Lo schianto frontale è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, alle 14.30, sulla strada provinciale 235, quella dell’interporto. A circa un chilometro dallo svincolo di Mezzolombardo, dopo l’uscita della galleria per entrare in val di Non, un piccolo furgone è finito contro un Tir di grandi dimensioni. L’abitacolo del primo è finito completamente sfondato, facendo temere il peggio per il conducente.
Purtroppo è andata così: l’uomo, Gerardo Segata, 65 anni, originario di Trento e residente a Pergine Valsugana è deceduto prima che potesse essere portato in ospedale.

Soccorsi disperati
Appena avuta notizia dell’incidente, si è mobilitata la macchina dei soccorsi: due le ambulanze giunte sul posto, oltre ai mezzi dei vigili del fuoco volontari di Mezzolombardo e di Nave San Rocco. I primi sono intervenuti con le pinze idrauliche in dotazione al corpo. Hanno tagliato tutto il tettuccio del furgone per poter liberare il 65enne, rimasto incastrato tra le lamiere, in arresto cardiocircolatorio. Poi, una volta fuori, i soccorritori gli hanno praticato il massaggio cardiaco, nel tentativo di rianimarlo. Non è accaduto: per il medico arrivato sul luogo dell’incidente non c’è stato nient’altro da fare se non dichiarare il decesso.

«Incidente fotocopia»
La ricostruzione dell’incidente sarà eseguita dagli agenti della polizia locale della Rotaliana. Ci sono diversi testimoni oculari, che hanno raccontato come, prima, il furgone si sia scontrato con il camion e successivamente sia rimbalzato sul guard-rail, per infine colpire un terzo mezzo, un’automobile Seat, che viaggiava in direzione opposta. Sia l’autista del camion, il cui mezzo ha riportato gravi danni sulla parte anteriore, sia quello dell’auto, sono usciti incolumi dall’incidente. Molte le analogie con il sinistro mortale avvenuto giovedì 8 febbraio a pochi chilometri di distanza, a Cressino, in comune di Campodenno: in entrambi i casi sarebbe stato il furgone a invadere, per cause ancora da accertare la corsia opposta. Anche per questo, i vigili del fuoco intervenuti, in alcuni casi di turno anche una settimana fa hanno parlato, commentando tra loro di «incidente fotocopia». A Campodenno era morto un imprenditore di 63 anni, Ivano Martintoni: anche lui guidava di ritorno dal lavoro. In entrambi i casi, la provenienza era la stessa, l’alta val di Non: Fondo per Martintoni, Brez per Gerardo Segata.

Un punto temuto
Segata aveva appena finito di lavorare con un escavatore per conto della ditta Misconel di Tesero in un cantiere dove era impiegato: quello del bacino irriguo, un’opera della Provincia dal valore di oltre sette milioni di euro. Tutto era filato liscio fino all’uscita della galleria Rupe Rocchetta. Tra questo punto e lo svincolo, la strada torna a doppio senso di marcia: sono frequentissimi gli incidenti, anche gravi, dovuti a scontri tra mezzi provenienti in diverse direzioni. Soltanto ieri mattina era stata evitata una seconda tragedia: sfiorato per pochissimo una collisione frontale fra due altre auto. Oltre che un passaggio ad alto rischio incidente si tratta di uno snodo fondamentale per la viabilità della piana Rotaliana e, in generale, di tutta la valle dell’Adige a nord del capoluogo. Per tutto il pomeriggio il traffico è stato completamente bloccato in zona: la provinciale dell’interporto è stata chiusa in diversi punti con deviazioni: il traffico si è riversato sulle altre vie, inclusa la statale 12. Paralizzata la viabilità sia a Nave San Rocco che a San Michele per le difficoltà, da parte dei mezzi pesanti, di passare sui piccoli ponti sull’Adige, punti obbligati per viaggiare verso il capoluogo.