Elezioni 2023

sabato 12 Novembre, 2022

Il Patt rischia l’isolamento: «Da protagonisti si diventa gregari»

di

Le Stelle Alpine possono essere l’ago della bilancia per la vittoria elettorale nelle elezioni del 2023

La linea è quella block-frei. Né di qua né di là. Gli autonomisti tengono la barra al centro, anche se il segretario del Patt Simone Marchiori fatica molto a reggere il timone evitando di sbandare da una parte o dall’altra. Ma la linea è chiara, spiegata in più occasioni: prima il dialogo con le forze moderate civiche e territoriali poi la decisione sulle alleanze, con paletti molto ben piantati. Verso sinistra l’indisponibilità ad appiattirsi su partiti nazionali, verso destra l’indisponibilità a condividere una coalizione con Fratelli d’Italia.
Nemmeno per le ultime politiche si è cambiato idea, tant’è che le Stelle Alpine si sono presentate in solitaria, al di fuori da ogni convergenza, né con il centrosinistra né con il centrodestra. Senza speranza di ottenere un seggio, al traino dei fratelli maggiori dell’Svp per portare una manciata di voti in dote sul proporzionale regionale che ha eletto un altoatesino, con la sola compagnia trentina di Progetto Trentino, la formazione di Silvano Grisenti che in giunta provinciale esprime il vicepresidente Mario Tonina. Un’anomalia, quest’ultima, che non ha però creato chissà quali scossoni nell’equilibrio della maggioranza che sostiene Fugatti, se non qualche mal di pancia in Fratelli d’Italia. Questo perché, sostengono alcuni osservatori delle dinamiche centriste, l’avvicinamento del Patt da destra è stato approvato, quasi benedetto dai piani alti. Infatti lo stesso Fugatti non fa mistero della volontà di un «allargamento della coalizione».
Qui si apre dunque il tema degli autonomisti tirati da una parte e dall’altra. Verso destra, come detto, ma anche verso sinistra. Ed è di pochi giorni la frattura con il Patt dei due consiglieri provinciali Paola Demagri e Michele Dallapiccola. Sono usciti dal partito «perché il posizionamento avverso a questa maggioranza lo abbiamo deciso nel 2028, quando le Stelle Alpine hanno deciso di presentarsi come alternativa alla coalizione di Fugatti».
Hanno fondato «Casa Autonomia.eu» con tutta l’intenzione di sedersi al tavolo di centrosinistra. Un bel problema, perché questo potrebbe pregiudicare l’avvicinamento dello stesso centrosinistra al Patt che ha messo in chiaro, in anticipo alle eventuali fratture interne, che non intendono nemmeno sedersi al tavolo di qualsivoglia trattativa se sono seduti anche eventuali fuoriusciti. Un limite che mette in difficoltà il Pd, anch’esso interessato a spostare la barra autonomista verso la loro alleanza: «Senza il Patt non si vince — fanno i conti i dirigenti dem — perché lo si è visto alle politiche. Il voto è spaccato a metà e la differenza la fanno loro. Se staranno con la coalizione Fugatti non c’è storia, ma se stanno con noi si vince».
Qualcuno tra gli autonomisti, di quelli che sono rimasti nelle Stelle Alpine senza però condividere la linea del segretario Simone Marchiori, teme un altro scenario: «Succederà questo se non si scommette ora su questa o su quella coalizione, che rimarremo al palo. Nel centrodestra la «golden share» l’avranno in mano Fratelli d’Italia e noi dovremo stare fuori, mentre nel centrosinistra si aspetterà fino all’ultimo che i partiti nazionali facciano passi indietro quando non li faranno mai, e punteremo magari sull’alleanza con Campo Base che però non porterà da nessuna parte. Risultato? Che dovremo andare da soli, perdendo ogni possibilità di contare e di essere protagonisti del governo del Trentino». Altro scenario, arrivare all’ultimo: «Con il centrosinistra o con il centrodestra, ingoiando ogni nostra pregiudiziale. Con la testa bassa, accettando anche in questo caso di non essere protagonisti, anzi di diventare i gregari che si accodano».