la storia
mercoledì 15 Maggio, 2024
Dal Gambia a Marco, poi l’incidente e la sfida con la tetraplegia. Jallow: «Ho fiducia nella vita e vorrei studiare»
di Denise Rocca
L'amico Morro ha portato a termine una formazione specifica nel settore dell’assistenza in casa per assisterlo nelle sue necessità quotidiane
Mamadou e Morro sono amici da quando, sbarcati dal Gambia e spediti al centro di accoglienza di Marco, si sono incontrati per la prima volta. Non potevano immaginare cosa avrebbe loro riservato il destino solo pochi anni dopo: Mamadou è rimasto vittima di un incidente in bicicletta che lo ha reso tetraplegico e il suo amico Morro, impegnato a formarsi per trovare un’occupazione, si è specializzato nel settore dell’assistenza in casa. Oggi, che di anni ne hanno 26 e 25, i due gambiani che hanno affrontato un viaggio della speranza senza conoscersi ma si sono uniti affrontando insieme tutte le difficoltà che si sono trovati davanti, vivono assieme: Morro ha portato a termine una formazione specifica per riuscire ad assistere nelle sue necessità quotidiane Mamadou, rimasto tetraplegico dopo un grave incidente in bicicletta. «Quando parti parti – racconta Morro che ha lasciato il suo Paese a sedici anni – non hai idea di cosa ti aspetta e certamente non potevo immaginarmi allora tutto questo». Per Mamadou le speranze coltivate prima della partenza si sono infrante con l’incidente: lunghi anni di ospedale e riabilitazione, la difficoltà di affrontare tutto questo in un Paese straniero, lontano dalla famiglia. In suo aiuto, tre anni dopo il suo incidente, è stata fondata L’associazione Casa Futuro: l’8 aprile 2021 un gruppo di volontari che si è preso a cuore la storia di Mamadou ha dato vita ad una realtà che potesse aiutarlo concretamente. L’associazione raccoglie fondi per permettergli di avere le cure necessarie alla sua condizione e aiutarlo a realizzare il sogno di poter vivere in un appartamento autonomo e costruirsi un nuovo futuro. Nonostante i suoi 26 anni Mamadou ha già vissuto tante sfide: la fuga dal Gambia, le prigioni libiche e la traversata, l’incidente che ha cambiato tutto per l’ennesima volta. «Ho fiducia nella vita nonostante tutto – dice – Ho tanti amici, c’è Morro, ci sono gli amici italiani che ci stanno aiutando tanto e ora sogno di andare a scuola, lavorare per più tempo e magari riuscire ad avere dell’attrezzatura nuova per migliorare i miei esercizi». L’ottimismo e la fiducia di Mamadou sono contagiosi, tanto che l’associazione nata per aiutare il giovane gambiano oggi vede in Mamadou un punto di partenza, un primo progetto riuscito che le permette di potersi dedicare anche ad altre persone.
«La casa di Mamadou – racconta Alberto Belliboni, uno dei volontari che segue i due giovani gambiani – è diventata un porto sicuro e un punto di riferimento per tante persone che hanno difficoltà momentanee». Gli scogli non mancano, in primis le risorse per coprire l’affitto e la fisioterapia al giovane gambiano, così l’associazione porta avanti diverse iniziative di raccolta fondi. «Sono grato di tutto questo – spiega Mamadou, in quel suo modo poco loquace ma al tempo stesso limpidamente fiducioso di parlare – spero un giorno di lavorare abbastanza per farcela da solo».
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