il dibattito

mercoledì 4 Ottobre, 2023

Ateneo, dibattito con i candidati presidenti. Fugatti diserta e gli studenti realizzano un cartonato

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Ieri il confronto con gli universitari di Trento. I sei aspiranti governatori li difendono: «L’Università non si tocca, si investa senza tagliare sulle borse di studio»

Quanto vale il futuro? È questo il titolo dell’incontro dibattito tra gli studenti e i candidati alla presidenza della provincia sui principali temi legati ad istruzione e ricerca. Il dibattito si è tenuto ieri presso l’auditorium di Palazzo Prodi, sede del Dipartimento di Lettere e filosofia ed è stato organizzato dalla Consulta degli studenti di Trento, un organo di collegamento tra il Comune e gli studenti che vivono a Trento o frequentano le sue istituzioni scolastiche ed universitarie. La consulta promuove, stimola e concorre ad ottimizzare le politiche locali nei confronti degli studenti. Proprio questo era lo spirito del dibattito, in cui sono stati trattate problematiche di grande rilevanza, dalla delega speciale che la provincia ha in materia di università al caro affitti, con le recenti proteste assurte agli onori della cronaca. Erano presenti quasi tutti i principali candidati alla presidenza: Francesco Valduga per Alleanza democratica e autonomista, Alex Marini per il movimento 5 stelle, Filippo De Gasperi di Onda, Sergio Divina di Alleanza per il Trentino, Elena Dardo di Alternativa e Marco Rizzo per Democrazia sovrana e popolare. Oltre a loro, grande ospite dell’evento, un cartonato del presidente in carica Maurizio Fugatti, che dopo l’assenza all’incontro del 23 settembre presso la facoltà di Economia, manca nuovamente l’appuntamento con gli studenti. «In un periodo storico caratterizzato dall’incertezza e dalla continua evoluzione, un confronto sulle sfide e le opportunità future è essenziale- ha detto Filippo Stenico, presidente della Consulta degli studenti- Soprattutto di questi tempi che ci hanno abituato allo scontro fine a sé stesso o peggio al monologo, di cui, anche oggi una sedia vuota è testimonianza».
Tornando però a chi c’era, il primo argomento è stata la legge delega. «La riforma del 2009 si è sviluppata in un periodo di 3 anni, fino a quando è stato approvato statuto dell’università- ha raccontato Alex Marini- All’epoca c’era un dibattito sull’autonomia dell’università. Ricordo, in merito, un opuscolo professor Pascuzzi intitolato Cronaca di una svolta autoritaria. Non abbiamo dato ascolto alle voci critiche, ridiscuterei il ruolo del corpo accademico e degli studenti. Occorrono nuove linee guida per destinare fondi certi al funzionamento dell’ateneo». Lo ha seguito Valduga: «Il tema non è la delega. L’università è una grande possibilità di sviluppo, importantissima per il territorio. Il tema è come esercitare la delega e come viene governata l’autonomia. Chi governa oggi, di certo non l’ha gestita bene». Di avviso parzialmente diverso si è detto, invece, Filippo De Gasperi: «La Provincia tratta l’università come risorsa finanziaria. Siamo arrivati a questo punto per una bulimia di competenze. L’università potrebbe tranquillamente tornare allo stato. Dubito, però che lo stato sia d’accordo a tornare indietro, quindi bisogna ragionare altrimenti. Non ci sono questioni di liquidità mancante. La Provincia ha più di 3 miliardi di liquidità, occorre allocare bene le risorse». Sulla formazione a tutto tondo fa leva, invece, l’intervento di Marco Rizzo: «Si dice che la formazione debba essere strettamente collegata ai tipi di lavoro. Io dico che la formazione non può essere affidata agli andamenti del mercato ma deve andare oltre. Formazione generalizzata e spirito critico devono essere gli strumenti con cui interpretare realtà e mondo del lavoro. Mi chiedo perché lo stato investa 6 miliardi in carri armati e non su istruzione e futuro». Il dibattito è poi virato su alloggi e affitti. «Trento ha ormai una cittadella universitaria di 15 mila studenti su 100 mila cittadini, è una componente importante e bisogna pensare anche alle sue esigenze- commenta Divina- Purtroppo, se non lo si è fatto finora, difficilmente, con questa direzione le risorse andranno sull’edilizia. Anzi, se c’è buco prevedo che si faranno tagli e magari si taglieranno proprio le borse di studio». Prospettiva che Elena Dardo ritiene inaccettabile: «Bisognerebbe ragionare non su un taglio delle borse di studio ma su una loro estensione a quegli studenti trentini che devono lasciare casa per il percorso universitario e andare fuori regione. Un’altra possibilità su cui aprire un discorso potrebbe essere quella della triennale online per facilitare gli studenti lavoratori». Più aderenti all’edilizia Marini e Valduga. «Bisogna coinvolgere tutti i soggetti in causa dall’Opera universitaria ad Itea- incalza il candidato presidente dei 5 stelle- Serve un canone sociale moderato e concordati. Pensiamo anche al cohousing e non solo agli studentati per ospitare gli universitari. Gli studenti non devono essere dei corpi estranei per la Provincia». Con lui Valduga: «Itea ha un patrimonio importante di alloggi sfitti, i comuni devo entrare nella sua gestione e calmierare i prezzi. Oltre a spazi e prezzi equi, non dimentichiamoci, poi, dei servizi sulla qualità di vita». Una battuta, infine sulla facoltà di medicina: «E’ stato un grande pasticcio- ha detto Divina- hanno bypassato l’Università di Trento e anche Bolzano si è trovata di fronte al fatto compiuto. Bastava una piccola collaborazione con gli altri enti, mentre ora tutti devono affrontare costi doppi». Diversamente De Gasperi: «Medicina è tra le poche cose positive dell’ultimo corso, salutiamo con favore ciò che amplia l’offerta di operatori sanitari. Ci dispiace, invece, che non ci siano spazi decorosi e che gli studenti vengano trattati come abitanti del terzo mondo». Chiudono le parole di Marco Rizzo: «Prevedere significa comandare ma oggi c’è poca capacità di lettura. Ci sono più posti ad ostetricia che in geriatria, a fronte di una popolazione che invecchia e un calo delle nascite. Vedo troppi interessi, l’Università di Padova ha creato una fondazione lo scorso anno al cui interno siede il marito della Von Der Leyen. A questa fondazione sono già stati destinati 120 milioni».