La storia
sabato 2 Dicembre, 2023
Marianna, l’Erasmus in Spagna e quel test: «Un mio ex mi chiamò: “Ho l’Hiv”. Mi crollò il mondo addosso, ero positiva anche io»
di Adele Oriana Orlando
La testimonianza di una giovane trentina in occasione della Giornata dedicata al contrasto dello stigma contro l'Hiv. «Pensavo sarebbe finito tutto. Ora è iniziata una seconda vita»
Quello della sieropositività a volte è un mondo che molti, soprattutto i più giovani, non conoscono o avvertono come lontano nel tempo. È quello che è successo a Marianna, una giovane donna trentina, poco più che ventenne che ha contratto l’HIV pochi anni fa, mentre si trovava all’estero per motivi di studio: «Ero appena tornata, dopo sei mesi trascorsi a Valencia nell’ambito del progetto Erasmus. Ero iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia e la Spagna mi sembrava una buona opportunità sia di studio sia di vita». Di quei mesi a Valencia, Marianna ricorda i locali pieni di gente a qualsiasi ora del giorno e della notte e i tanti progetti. Poi, una mattina, arriva la telefonata che rimette tutto in discussione. «Guardo il numero sul cellulare e sorrido – racconta – Era Daniel, un ragazzo inglese conosciuto a Valencia durante una delle tante feste e col quale avevo avuto una storia che si è poi tramutata in una bella amicizia. Ho risposto con felicità, ma subito mi accorgo che la sua voce non è quella di sempre, mi ero accorta che c’era qualcosa che non andava. Alla mia richiesta di sapere mi ha risposto: ”Ho fatto il test dell’HIV, è risultato positivo. Mi dispiace tanto, devi farlo anche tu”. In quel momento Daniel ha continuato a parlare, ma io non lo sentivo più, non sapevo nemmeno cosa sentissi. Vedevo la mia vita senza ormai un futuro, pensavo al come avrei fatto a dirlo ai miei genitori. Sarebbero stati sicuramente delusi della loro unica figlia per la quale vedevano già un roseo futuro. E gli amici? Mi avrebbero voluta ancora o avrebbero avuto paura di me? Pensai di morire. E mentre mi stavo perdendo in quei pensieri, Daniel mi riportò alla realtà dicendomi: “Fammi sapere subito, ti prego”. E così decisi di fare subito il test».
Poi è arrivato il test. «La dottoressa del reparto infettivi dell’ospedale della mia città era seduta davanti a me, mi stava spiegando cose che la mia mente non riusciva ad afferrare. Mi stava dicendo che si può vivere bene anche essendo sieropositivi, basta seguire la terapia prescritta ed eseguire periodicamente gli esami di routine. Non riuscivo ad accettare che fosse successo a me. La disperazione mi soffocava il respiro. La paura di doverlo comunque dire alle persone che amo si era trasformata in panico, pensai che non avrebbero più voluta, mi sentivo sporca, infettata da una malattia che, ne ero certa, stava già facendo marcire la mia anima ancora prima del corpo». Da quel momento, dal giorno in cui Marianna ha saputo di essere positiva, sono trascorsi circa un paio di anni e anche se non è stato facile, ha imparato a convivere con l’Hiv. «Mi sento più forte adesso e mi piaccio molto in quella che chiami “la mia seconda vita”, seppur mancante di qualche persona che non si è sentita di restarmi amica. So che un giorno, quando sarà, potrò avere anch’io un compagno con cui costruire una famiglia».
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