Rifiuti

martedì 21 Maggio, 2024

Inceneritore, gli ambientalisti dicono no: «Opera dannosa per la salute, al Trentino non serve»

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La proposta: «Si apra un tavolo tecnico in cui delineare strategie di riciclo e riuso, chiediamo di essere coinvolti»

Se la Provincia spinge per la realizzazione dell’inceneritore sostenendo che abbatterà i costi dei rifiuti, che è necessario chiudere così il ciclo dei rifiuti, che non ci sono rischi per la salute, che inquinerà come appena «cinque giorni di traffico sull’A22» e che il teleriscaldamento compenserà le emissioni, le 17 associazioni ambientaliste che si oppongono alla sua costruzione hanno deciso di confutare punto per punto proprio queste motivazioni. «Crediamo che al Trentino un inceneritore non serva – commenta Pietro Zanotti, coordinatore delle associazioni – E che sia stata creata una narrazione artificiale di urgenza e convenienza per giustificarne la realizzazione». Carte alla mano Zanotti e gli altri membri delle 17 associazioni, tra cui Legambiente, Italia Nostra, Wwf e molte altre, hanno commentato i vari punti sollevati a favore dell’inceneritore.
«La salute è un tema»
Il primo tema affrontato dalle associazioni è quello della salute. «Non è vero che l’inceneritore non crea danni alla salute» afferma Zanotti presentando i risultati di alcuni studi. Uno in particolare, pubblicato su Epidemilogia in Prevenzione a gennaio 2016, si è concentrato sullo stato di salute nelle persone in un’area limitrofa all’inceneritore di Arezzo, un impianto realizzato nel 2000 e quindi relativamente recente. I ricercatori hanno osservato che si osserva «per le malattie cardiovascolari un eccesso di rischio del 18% sulla totalità dei soggetti a più alta esposizione (ossia i maschi, ndr) rispetto al riferimento. Per le femmine della classe a più alta esposizione l’eccesso è del 12% , mentre per i maschi l’eccesso di rischio è del 23% . L’analisi del trend mostra un andamento crescente dell’8% sul totale dei soggetti, più accentuato nei maschi, per le malattie respiratorie acute e un eccesso di rischio del 15% per le femmine della zona ad alta esposizione rispetto al riferimento». C’è di più, sostiene Zanotti, «Uno studio del 2007 di due ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche metteva in guardia sul pericolo legato alle polveri ultrafini, un fenomeno a lungo ignorato».
Costi: «I conti non tornano»
C’è poi il tema dei costi. «Nel quinto aggiornamento al piano rifiuti e poi nell’addendum la Provincia e Appa presentano gli scenari con l’introduzione dell’inceneritore promettendo un abbattimento del costo in Tari (tassa sui rifiuti) e più in generale sul costo a tonnellata – dice Zanottti – Premesso che già oggi il Trentino ha già una tra le tariffe più basse d’Italia, il conto fatto dalla Provincia non sta in piedi. Perché nello scenario ipotizzato non si prevede un costo per il conferimento all’inceneritore da parte dei conferitori, che in realtà a Bolzano c’è eccome, e si calcola un costo termico zero, che invece andrebbe aggiunto. Insomma il risparmi tanto sbandierato non esiste. Prova ne è che a Bolzano il costo è del tutto simile a quello di Trento».
Inquinamento
Le associazioni hanno poi voluto smontare quello che considerano «un falso mito» che spesso si sente riguardo al termovalorizzatore: «Inquina come 5 giorni di traffico su A22». «Ci siamo presi la briga di fare il calcolo – spiega Zanotti – Abbiamo calcolato le emissioni di un tratto di autostrada di 25 km e poi lo abbiamo confrontato con le emissioni dell’inceneritore di Bolzano. Le nostre evidenze ci dicono che il termovalorizzatore inquina come come un anno intero di autostrada per quel che riguarda le No2 (Biossido di Azoto), come due anni per la Co2 e solo per le Pm 10 si arriva a 10 giorni, data simile ma doppia rispetto a questo falso mito». Insomma secondo le associazioni gli inquinanti, specie la Co2 responsabile del riscaldamento climatico, sono un tema.
Chiudere il ciclo
Sulla necessità dell’inceneritore per chiudere il ciclo le associazioni sono lapidarie. «Non si chiude nessun ciclo, lo si sposta solo nell’atmosfera. Noi abbiamo una proposta vera per chiudere il ciclo».
Teleriscaldamento
In chiusura anche una critica al sistema di teleriscaldamento. «Vero che compenserebbe in parte le emissioni. Ma si tratta di un sistema altamente inefficiente se paragonato alle tecnologie moderne. A Trento da anni si sta lavorando per efficientare gli edifici con sistemi sostenibili come pompe di calore e pannelli fotovoltaici. Inoltre è molto difficile installare il teleriscaldamento su edifici vecchi». Una critica poi anche all’ipotesi Spini di Gardolo. «Il teleriscaldamento all’industria non serve, al massimo ci scaldano gli uffici ed è poca cosa».
La proposta
Dopo la «pars destruens» le associazioni aprono alla proposta. «Il ciclo va chiuso lavorando sulle quattro “R”: riuso, riciclo, recupero e risparmio – spiega Zanotti – Già quest’anno il Trentino ha raggiunto il livello di differenziata che Appa dava come obiettivo del 2028. Siamo sicuri che si possa seguire il modello di Treviso, portare la differenziata vicino al 90% e ridurre le tonnellate di indifferenziato trentino a 20mila e non oltre». Da qui la richiesta di un incontro. «Sentiamo che si chiede un tavolo tecnico per collocare l’inceneritore – conclude Zanotti – Noi rilanciamo. Si faccia invece un tavolo per migliorare la differenziata in Provincia e ci facciano partecipare. Noi ci siamo».