L'intervista

domenica 27 Agosto, 2023

Dorothea Wierer prepara la stagione: «Giochi 2026, in primavera deciderò. Orsi? Non vado più sola nei boschi»

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La biathleta prepara la stagione: «In primavera deciderò sui Giochi del 2026. Voglio essere mamma, ma non se gareggio»

Pochi giorni di vacanza, tanto lavoro per preparare la nuova stagione. Da giovedì Dorothea Wierer, la regina di Anterselva, si trova con la squadra azzurra di biathlon nella località friulana di Forni Avoltri per un maxi raduno agli ordini del direttore tecnico Klaus Hoellrigl. Vi rimarrà fino al 31 agosto: «Andiamo sempre a rullo, tanti raduni e tanti impegni durante tutta l’estate. Vacanza? Appena cinque giorni a marzo a Dubai alla fine della scorsa stagione. Poi niente, purtroppo», racconta la stella cometa del nostro biathlon, l’unica atleta italiana (maschio o femmina) ad aver vinto la coppa del mondo generale, e per ben due volte nel 2019 e 2020. Una campionessa autentica, veloce sugli sci e col pensiero, precisa al tiro con la carabina e con le parole. «Bersaglio mobile», direbbe James Bond, che lei centra sempre.

Dorothea, si ricomincia. Lei ha vinto tutto, dove trova nuovi stimoli per iniziare una nuova stagione?
«D’estate sono sempre in lotta con me stessa, dibattuta tra l’idea di smettere e la voglia di andare avanti. Chiaro che vorrei stare più a casa, avere una vita più normale, ma mi piace ancora allenarmi e gareggiare. Solo per gare e raduni sono lontana da casa 200 giorni all’anno, e oltre a ciò ci sono gli impegni con i media e gli sponsor. Sono andata via da casa a 14 anni per studiare alla scuola sportiva di Malles; il prossimo anno saranno vent’anni che faccio questa vita, ed è normale che cominci a pesarmi un po’».

Vorrebbe allargare la famiglia?
«Certo, ma prima devo decidere di smettere. Non mi ci vedo nel doppio ruolo di mamma e atleta».

La preparazione come procede?
«Ora facciamo questo raduno in Friuli, che prevede anche due gare sugli skiroll per vedere a che punto è la condizione. Poi avremo dei giorni senza allenamenti, e meno male perché abbiamo lavorato davvero tanto. Prima dell’inizio della Coppa del Mondo (25 novembre a Oestersund in Svezia, ndr), faremo altri tre raduni. Ho fatto un po’ di tutto quest’estate, corsa, camminata, bicicletta, palestra. Le solite cose, seguendo il programma stilato dai nostri allenatori».

Tre vittorie la scorsa stagione: un bilancio?
«Direi che è stata una stagione molto positiva. Sono andata molto bene, oltre le mie aspettative».

Obiettivi per la prossima?
«Sopravvivere! (ride, ndr). Come ogni anno avremo i campionati del mondo, nel 2024 a Nove Mesto in Repubblica Ceca. L’obiettivo è di riconfermarsi ad alti livelli. Sono nove anni che sto lì ai vertici, e non è una cosa semplice».

Il 2026 a cinque cerchi a Milano-Cortina si avvicina…
«Sì, ma non ci penso. Faccio questa stagione e vediamo come va, poi deciderò cosa fare. Questa stagione sarà decisiva per la mia scelta definitiva in ottica olimpiadi 2026. Le giovani stanno arrivando, l’età avanza e le motivazioni hanno alti e bassi. Onestamente dopo tanti anni sono un po’ stanca e non c’è solo lo sport nella mia vita».

Qual è stata la gioia più grande della sua carriera? Gli ori ai mondiali di Anterselva nel 2020 o le due Coppe del Mondo?
«Direi il mondiale ad Anterselva davanti alla mia gente con tantissima pressione addosso. Tutti aspettavano quelle medaglie, ma non è che vinci solo perché ti danno come favorita».

Lei vinse due ori e due argenti: ripensandoci, ha provato più un senso di felicità o di sollievo per quelle medaglie?
«Sollievo. Non avrei mai pensato di farcela».

Anterselva, la casa del biathlon…
«È casa mia ed è ovvio che per me sia un luogo speciale, ma lo è anche per chi viene ogni anno alla Südtirol Arena per le gare di coppa del mondo, quando l’atmosfera è davvero particolare. C’è sempre un entusiasmo incredibile».

E delle due coppe del mondo vinte nel 2019 e 2020 che mi dice?
«La prima è venuta da zero, del tutto inattesa perché mai avrei pensato di vincere la coppa generale. Riguardo alla seconda, avevo su di me certamente più aspettative. Riconfermarsi è sempre molto difficile».

Rimpianti?
«Non ne ho. M’arrabbio per un gara persa in malo modo, che so… magari per un improvviso giro di vento al poligono, ma poi passa tutto in fretta perché già penso alla prossima».

Lei un’altoatesina trapiantata in Trentino…
«In Trentino si sta benissimo. Alla fine non cambia nulla rispetto all’Alto Adige, lo stile di vita è lo stesso».

Paura degli orsi?
«Sì, e infatti da sola nel bosco non vado».

È noto come lei vada ghiotta per la cioccolata: il suo rapporto col cibo?
«Mi piace la buona cucina, soprattutto i primi. E, considerando il poco tempo che ho, ai fornelli me la cavo bene».

Recentemente L’atleta bielorussa Hanna Sola l’ha tirata in ballo per prendere pubblicamente posizione a favore della riammissione alle gare di atleti russi e bielorussi esclusi per la guerra in Ucraina. Lei come la pensa?
«Si sente la loro mancanza. Tra di loro c’è chi è a favore della guerra e chi no, c’è chi sta con Putin e chi no. Parlo anche con gli atleti ucraini, e capisco che non li vogliano vedere, perché trovarsi a correre con chi è a favore dell’aggressione al tuo Paese non dev’essere per nulla divertente. Credo che finché c’è la guerra sarà impossibile rivedere russi e bielorussi in gara».

Lei è un simbolo femminile: se le dico che dall’inizio dell’anno in Italia ci sono stati oltre settanta femminicidi, cosa pensa?
«Che è un fatto terribile, gravissimo. La verità è che viviamo in un mondo che mi pare sia impazzito. Capisco che ci siano tante difficoltà, ma qualcuno perde proprio la testa».

A una ragazzina che si avvicina al biathlon, qual è il primo consiglio che si sente di dare?
«Di divertirsi a fare questo bellissimo sport e di non pensare troppo ai risultati. Sei hai talento, quello è qualcosa che viene dopo».

Un’ultima considerazione: grazie a lei, e agli altri azzurri, tanti italiani hanno scoperto e si sono appassionati al biathlon. Lei se lo sente questo merito?
«Innanzitutto, il biathlon è uno sport avvincente dove nulla è scontato e tutto più succedere. Una gara non è mai finita, finché non è davvero finita. Detto ciò, noi facciamo del nostro meglio. Diciamo che con i risultati che abbiamo fatto in questi anni un contributo lo abbiamo dato. E sono molto contenta di questo».