L'opinione

venerdì 2 Febbraio, 2024

Debiti, Pendenza: «Gli esami di riparazione non servono. Ci sono sistemi migliori»

di

Il dirigente commenta la possibile riforma. Sul diritto alla disconessione invocato dall’assessora Gerosa: «Buona iniziativa, ma le scuole sono autonome»

Quando si parla di scuola gli argomenti non sono mai banali o scontati. Un tema caldo, su cui tutti vogliono dare la loro opinione, su cui tutti si sentono esperti.
In questi giorni ha fatto rumore la petizione firmata da oltre 400 docenti dove viene chiesto il reintegro dell’esame di riparazione a settembre, come nel resto d’Italia. Qui in Trentino a giugno, dopo gli scrutini, viene segnalata la carenza formativa. A settembre la scuola organizza dei corsi per colmare la carenza che vengono conclusi con un esame finale. L’esito di quest’ultimo non ha alcuna influenza sulla promozione dello studente, perché è già avvenuta a giugno. Questo sistema secondo il gruppo di docenti non fa altro che viziare il sistema scolastico, facendo arrivare alla maturità ragazzi con gravi lacune in alcune materie. Una situazione non semplice che però va affrontata.
«La scuola dovrebbe mantenere livelli di apprendimento elevati ed essere inclusiva», commenta Paolo Pendenza, dirigente del liceo Antonio Rosmini di Rovereto, che auspica una modifica del sistema senza però un ritorno all’esame di riparazione. «L’esame a settembre non è un deterrente per far studiare i nostri studenti», continua il dirigente. La sua paura, infatti, è che un eventuale reintegro della riparazione non faccia altro che portare ad un aumento del numero delle bocciature. «Se vogliamo migliorare l’apprendimento dei nostri studenti dobbiamo trovare un sistema sensato, che aiuti i ragazzi a raggiungere gli obbiettivi prefissati. La bocciatura non farebbe altro che lasciare indietro più studenti, facendoli demoralizzare e portandoli all’abbandono scolastico», spiega il dirigente, che vede come possibile alternativa all’esame l’adozione del sistema dei moduli, già utilizzato dalle scuole serali. Un sistema diverso da quello utilizzato nei corsi “diurni”, che vede la divisione del programma scolastico in moduli. Uno studente per accedere all’esame finale deve superare tutti i moduli. «Con la bocciatura lo studente deve ripetere anche le materie dove aveva la sufficienza, invece, in questo modo», continua Pendenza, «i ragazzi devono ripetere solo i moduli che non hanno superato. Questo non li avvilisce e gli permette di superare le carenze con più motivazione». Una rivoluzione della scuola insomma. Un sistema non semplice da applicare, come ammette il dirigente stesso, infatti, «organizzativamente questo significa che il gruppo classe dovrà dividersi, perché gli studenti», a seconda delle loro carenze, «dovranno seguire corsi differenti». La sua applicazione però permetterebbe di tenere conto «del fatto che ogni studente ha un tempo d’apprendimento diverso che va rispettato».
«Dopo il covid i ragazzi sono cambiati», racconta il dirigente, «Sono più fragili. Arrivano in prima superiore con una minore competenza a livello sociale, e con un’eterogeneità per quanto riguarda la preparazione di base, il cui livello e più basso rispetto a quella che avevano gli studenti prima della pandemia». La didattica a distanza ha segnato fortemente il mondo della scuola. Dopo il periodo del lockdown circa il 24% degli studenti italiani ha sviluppato disturbi legati all’ansia, mentre, come riporta il Sole24ore, ben il 60% degli studenti ha paura per la propria salute mentale.
Un cambiamento sociale che deve spinge la scuola a riflettere sul suo sistema, una riflessione che deve essere fatta con serietà e con ponderazione.
Tra le questioni prese in considerazioni c’è anche l’assegnazione dei compiti a casa durante le vacanze. In questi giorni l’assessora all’istruzione della provincia di Trento Francesca Gerosa ha deciso di inviare una circolare in cui chiede agli insegnanti di non assegnare compiti durante le prossime vacanze di carnevale. «È giusto che gli studenti vivano la scuola in modo impegnato, ma non soffocante, senza eccessiva ansia», commenta Pendenza, aggiungendo però che ogni istituto e ogni docente godono di un’autonomia didattica; quindi, possono avere la necessità di assegnare compiti anche durante le vacanze.
La non assegnazione dei compiti durante le vacanze e la «disconnessione» (come l’ha definita l’assessora) possono avvenire solo dopo un processo culturale che vada a modificare profondamente il sistema scolastico. «La circolare è comunque un bel segnale», conclude il dirigente. Un segnale di attenzione alla scuola e alle sue dinamiche.