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sabato 2 Dicembre, 2023

Cop28, l’agricoltura al centro della conferenza sul clima. È la prima volta che i Paesi si impegnano a trasformare i sistemi alimentari

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A sorpresa è arrivato anche l’accordo sul Fondo perdite e danni per aiutare gli stati più poveri e vulnerabili. Ma gli ambientalisti avvertono: «Non basta»

La ventottesima edizione della Cop è iniziata da meno di quarantotto ore e c’è già una lista molto lunga di argomenti cruciali da seguire e raccontare, tant’è che è già stata più volte definita «the Cop of actions»: la Cop delle azioni.
Arriva il fondo perdite e danni
La prima giornata di lavori, solitamente più tranquilla e dedicata alle cerimonie di apertura, è stata caratterizzata da colpi di scena e inaspettati passi avanti: la notizia che ha dominato l’apertura dei lavori riguarda l’adozione della decisione per rendere operativo il Fondo per le perdite e i danni, al quale anche l’Italia contribuirà con più di 100 milioni di euro. I dettagli di questo nuovo fondo, dedicato ai Paesi più poveri e vulnerabili per affrontare gli impatti irreversibili della crisi climatica, sono stati annunciati durante la prima giornata dei negoziati. «Oggi abbiamo fatto la storia», ha dichiarato Sultan Al Jaber, presidente della Cop28, rivolgendosi ai delegati che hanno applaudito in piedi dopo l’adozione della decisione a Dubai. Il fondo mira a fronteggiare i crescenti costi derivanti da condizioni climatiche estreme e disastri come alluvioni, siccità, l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani, il disgelo dei ghiacciai, come riportato da The Guardian. L’annuncio è stato seguito immediatamente da promesse finanziarie, tra cui 225 milioni di euro dall’Ue (di cui 100 milioni di dollari dalla sola Germania), 100 milioni di dollari dagli Emirati Arabi Uniti, 40 milioni di euro dalla Gran Bretagna, 17,5 milioni di dollari dagli Usa e 10 milioni di dollari dal Giappone. Nonostante ciò, la sostenibilità finanziaria a lungo termine del fondo è messa in discussione dai sostenitori della giustizia climatica poiché la decisione non fa riferimenti a target o cicli di rifinanziamento. Queste promesse sono distanti dai 100 miliardi di dollari all’anno richiesti dai Paesi più colpiti. Non solo: gli Emirati Arabi Uniti, ospitanti della conferenza, vedranno probabilmente questo annuncio come una prima importante vittoria, ma la controversia sui piani di espansione di petrolio e gas del Paese continua a far discutere. Come ormai noto, Sultan Al Jaber è presidente sia di Cop28 che di Adnoc, la compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti, che vantava un utile netto di 802 milioni di dollari l’anno scorso, con un aumento del 33% rispetto al 2021. Infine, sebbene il testo sulle perdite e sui danni sia stato adottato dal primo giorno, tutti i testi non saranno definitivi finché non si arriverà al termine della conferenza il 12 dicembre.
Sistemi agroalimentari al centro
La seconda giornata della Cop è stata dedicata alla prima parte dei discorsi inaugurali dei 133 capi di Stato che partecipano alla Conferenza delle parti. Gran parte dei discorsi ha fatto riferimento all’era del global boiling, il bollore globale, citando António Guterres, il segretario generale dell’Onu. Tra i temi emersi nei contributi, quello della diseguaglianza – sia in termini di emissioni causa del cambiamento climatico, sia in termini di devastazione risultante – e quello degli impatti sociali del cambiamento climatico, dalle migrazioni alle guerre, con numerosi riferimenti al conflitto isreaelo-palestinese. Anche i concetti di phase out e phase down, termini che si riferiscono alla diminuzione o alla eliminazione completa, entro una certa data, della produzione e della domanda di combustibili fossili, sono stati protagonisti.
Un’altra grande notizia riguarda la firma da parte di più di 130 Paesi, nella mattinata di ieri, della dichiarazione della Cop28 su agricoltura sostenibile, sistemi alimentari resilienti e azione per il clima. Si tratta, nella storia delle Cop del primo impegno di questo tipo ad adattare e trasformare i sistemi alimentari come parte di una più ampia azione per il clima. Questa risoluzione riconosce che «impatti climatici negativi senza precedenti stanno minacciando sempre più la resilienza dell’agricoltura e dei sistemi alimentari, nonché la capacità di molti, soprattutto dei più vulnerabili, di produrre e accedere al cibo a fronte di fame, malnutrizione e stress economici crescenti». Infatti, la crisi climatica sta già avendo un impatto sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare, poiché gli eventi meteorologici estremi come inondazioni, siccità, ondate di calore e incendi – e gli impatti a lenta insorgenza come l’innalzamento del livello del mare e la desertificazione – alimentano prezzi elevati e carenze alimentari nei Paesi di tutto il mondo. È bene però sottolineare, come ha subito fatto l’International panel of experts on sustainable food systems, un gruppo di esperti sui sistemi alimentari sostenibili, che la dichiarazione non contiene impegni giuridicamente vincolanti e che non ci sono obiettivi o passi chiari per affrontare questioni chiave legate al clima, come l’enorme quantità di rifiuti alimentari in alcuni Paesi, l’eccessivo consumo di carne e alimenti lavorati prodotti industrialmente e l’enorme impronta dell’industria alimentare sui combustibili fossili. Infatti, a livello globale, i sistemi alimentari sono responsabili di circa un terzo di tutte le emissioni di gas serra, la maggior parte delle quali proviene dall’agricoltura industrializzata, in particolare dagli allevamenti e dai fertilizzanti.
Ora la palla passa al delicato tema degli impegni di mitigazione: gran parte dei prossimi dieci giorni saranno dedicati ai colloqui su come evitare che il riscaldamento globale superi il limite vitale di 1,5 °C sopra i livelli preindustriali, dopo l’anno più caldo che l’umanità abbia mai vissuto.