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martedì 12 Settembre, 2023

Alex Schwazer: le olimpiadi, l’amore con Kostner, il doping, il riscatto (anche in Tv)

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L'atleta nato a Vipiteno è entrato ufficialmente nella casa del Grande Fratello
Doping, Alex Schwazer in conferenza stampa a Bolzano

C’è anche lui tra i concorrenti della nuova edizione del Grande Fratello, uno degli atleti con la vita più convulsa letta e conosciuta in Italia negli ultimi anni: Alex Schwazer. La nuova edizione del reality condotto da Alfonso Signorini è iniziato ieri, lunedì 11 settembre. Tra i tanti concorrenti, c’è anche l’atleta nato a Vipiteno, campione olimpico di marcia della 50 km a Pechino 2008, protagonista di una vicenda giudiziaria intensa e di un documentario pubblicato da Netflix quest’anno e che ha riscosso molto successo. La squalifica dalle gare terminerà nel 2024.

L’inizio della carriera sportiva
Alex Schwazer è nato a Vipiteno il 26 dicembre del 1984. Lo sport ha sempre fatto parte della sua vita, a 15 anni l’esordio nell’atletica leggera e le gare nel mezzofondo per poi passare alla marcia in categoria allievi. L’atleta ha toccato avuto una parentesi nel ciclismo, ma è tornato dopo poco alla marcia. Ha gareggiato per il Centro Sportivo Carabinieri fino al 2012.

Gare, vittorie e abbandoni
L’atleta di Vipiteno ha collezionato un medagliere importante: ha vinto i Campionati italiani nella gara dei 50 km nel 2005, poi il bronzo ai Mondiali di Helsinki 2005, con il tempo di 3h41’54”. In questa occasione stabilì il nuovo primato italiano, da lui migliorato nuovamente a febbraio del 2007. Bronzo anche ai Mondiali di Osaka 2007. Poi, ai Giochi di Pechino 2008 vince l’oro tanto ambito e stabilisce un nuovo record olimpico della specialità in 3h37’09”. L’anno dopo, a Berlino 2009, Schwazer non riesce a portare a termine la competizione, dicendo di avere dei dolori allo stomaco e così abbandona dopo un’ora e mezza.
A Barcellona 2010, viene battuti dal quasi ventenne Stanislav Emel’janov che, però, quattro anni dopo viene privato del titolo europeo per irregolarità nel passaporto biologico, passando direttamente l’oro a Schwazer. Ai mondiali di Taegu si classifica nono alla 20 km.

Nel 2012 Schwazer risulta positivo al doping
Proprio quanto l’atleta di Vipiteno era impegnato per mantenere alto il suo successo, il 6 agosto del 2012, arriva la notizia della sua positività all’eritropoietina ricombinante in un controllo antidoping a sorpresa effettuato dall’Agenzia mondiale antidoping qualche giorno prima, a fine luglio. Un risultato, quello delle analisi, che gli è costata l’immediata esclusione dal CONI dalla squadra della 50 km di marcia dei Giochi olimpici dell’11 agosto e la sospensione da parte del Comitato, il giorno seguente, su richiesta del Tribunale Nazionale Antidoping. Dopo poco, Schwazer si congeda.

Squalifiche e altre contestazioni
Dal momento in cui viene notificata la sua positività, inizia l’intricata vicenda dell’atleta: tra sospensioni, esclusioni. Dal Tribunale Nazionale Antidoping, pochi mesi dopo, il 23 aprile del 2013 arriva per l’atleta una squalifica di 3 anni e 6 mesi. Il ritorno di Schwazer portava la data del 30 gennaio 2016 che, però, il 22 dicembre 2014 patteggia una pena di 8 mesi e una multa di 6000 euri davanti alla Procura di Bolzano.
I guai, però, non sono finiti. A febbraio 2015 la II Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping del Coni gli aggiunge altri 3 mesi di squalifica perché avrebbe il 30 luglio del 2012 avrebbe «eluso o si sarebbe rifiutato senza giustificato motivo di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici». Tutto questo, come si leggerà nei giorni seguenti, con la «complicità di Carolina Kostner». L’atleta era fidanzata con Schwazer all’epoca dei fatti e «negò la sua presenza in casa». L’atleta viene lasciato fuori dalle gare quindi fino al 29 aprile 2016 e l’ex fidanzata Kostner riceve una squalifica di 1 anno e 4 mesi per «complicità nella violazione».
A finire nei guai, anche due medici e una funzionaria della FIDAL, che il 25 gennaio 2018 sono stati condannati dal Tribunale di Bolzano in primo grado per il reato di «favoreggiamento al doping». I tre vengono poi assolti il 10 dicembre 2019 dalla Corte di Appello di Bolzano, con formula piena.

La ripresa degli allenamenti
Non si arrende l’atleta. Ad aprile del 2015, seppure ancora squalificato, riprende gli allenamenti guidato dal Maestro dello Sport Sandro Donati e la supervisione di uno staff di professionisti, tra i quali l’allenatore Mario De Benedictis, i professori Dario D’Ottavio e Benedetto Ronci, l’ex marciatore e biomeccanico Alessandro Pezzatini. L’obiettivo è quello di partecipare Giochi di Rio de Janeiro 2016, affiancato da personaggi attivi nella lotta contro il doping. A pochi mesi dalla ripresa, a settembre, esegue un test individuale di 10 km con grande successo per il tempo ottenuto, ma che non può essere reso ufficiale per la squalifica ancora in essere.

Doping: nel 2016 un secondo presento caso
Nonostante la ripresa degli allenamenti e l’obiettivo di Schwazer di riscattarsi, la terra trema una seconda volta sotto i suoi piedi: il 21 giugno 2016 viene diffusa la notizia della positività di un campione di urine prelevato il 1º gennaio dello stesso anno che, a una prima analisi era risultato negativo. Le analisi successive portano supporto alla positività riscontrata, ma i collaboratori dell’atleta si difendono affermando che «il testosterone era in quantità minime e non in grado di avere effetti dopanti». E quindi le accuse vengono respinte dal protagonista di tutta la vicenda e da chi ha al suo fianco in quel momento. A luglio il marciatore viene sospeso dalla IAAF e ad agosto viene squalificato per 8 anni, con conseguente cancellazione dei suoi risultati dell’anno.

Le supposizioni
Due anni dopo, nel 2018 durane l’indagine penale per doping proprio su Schwazer, il perito nominato dal Gip, il comandante del Ris di Parma Giampietro Lago, degli accertamenti rivelano «un’alta concentrazione di DNA all’interno dei campioni di urina risultati positivi, il che secondo la difesa dell’atleta dimostrerebbe i presunti interventi di manipolazione».
Durante l’udienza del 12 settembre 2019 i dubbi sulla questione non vengono sciolti. Emerge che i valori di concentrazione di DNA nelle urine sarebbero inspiegabili secondo il perito e «prova di manipolazione» secondo la difesa dell’atleta. Invece, per la WADA non ci sarebbe stata alcuna stranezza in quanto l’altoatesino avrebbe sempre avuto valori altissimi di DNA nelle urine. Sarà la terza perizia del comandante Lago, presentata il 14 settembre 2020 in udienza, a smentire il collegamento fra superallenamento e innalzamento dei valori di DNA concludendo che una tale concentrazione «non corrisponde a una fisiologia umana» e che «i dati confermano quindi un’anomalia». Ma la conclusione viene contestata da Vincenzo Pascali, consulente della WADA, che critica metodo e affermazioni del comandante del Ris.
La Procura di Bolzano il 3 dicembre 2020 chiede l’archiviazione del procedimento penale. Il 18 febbraio 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano dispone infine l’archiviazione del procedimento penale per «non aver commesso il fatto» e questo ritenendo «accertato con alto grado di credibilità razionale» che i campioni di urina «siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta come pure del suo allenatore, Sandro Donati». Una decisione, quella del tribunale, contestata dalla WADA.
Vita privata: l’amore con Kostner e il matrimonio con Freund
Schwazer è Kostner, come anticipato, sono stati fidanzati: dal 2007 al 2012. Quattro anni dopo l’atleta di Vipiteno ha incrociato la strada di Kathrin Freund, con la quale è convolato a nozze il 7 settembre 2019 e ha avuto due figli.